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riviste agricole, rivista per gli amanti della campagna, rivista sull'agricoltura professionale, riviste sull'agricoltura non professionale, edizioni dedicate al mondo agricolo, riviste specializzate in agricoltura, testate e giornali online agricoltura |
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Tappeto erboso. In pianura padana o nelle zone
di montagna, dopo i forti freddi invernali, è possibile che il cotico erboso
si sia sollevato in alcuni punti per l'azione del gelo. Per riaccostare il
terreno all'apparato radicale dell'erba, ed evitare così ingiallimenti e la
possibile parziale morte del tappeto erboso, eseguite una rullatura,
utilizzando un rullo di almeno 100 kg di peso, largo 80-100 centimetri.
Dopo il riposo invernale, a marzo occorre riprendere la rasatura del
tappeto erboso. Questa operazione ha la funzione di rendere gradevole
l'aspetto del tappeto erboso e di stimolare la crescita dell'erba; il prato
si infittisce, rendendo più difficoltoso l'insediamento delle erbe
infestanti. Un buon taglio dipende da tre fattori: altezza, tipo di lame
impiegate e frequenza di taglio.
Se non l'avete fatto a febbraio non attendete oltre per effettuare la
prima concimazione. Nella stagione primaverile il fabbisogno di elementi
nutritivi da parte del tappeto erboso è massimo. Si consiglia pertanto di
distribuire concimi composti, con un titolo di azoto più alto rispetto a
quello di fosforo e di potassio, perché l'azoto è l'elemento maggiormente
richiesto dal tappeto erboso in fase di crescita, da somministrare alle dosi
riportate in etichetta. La concimazione va fatta dopo aver eseguito il
taglio del tappeto erboso ed aver raccolto l'erba tagliata, per evitare che
insieme ad essa si asporti anche parte del concime distribuito.
Ecco cosa fare se il terreno è divenuto eccessivamente compatto. Nel
caso il tappeto erboso manifesti uno scarso accrescimento o presenti, in
caso di piogge, evidenti ristagni d'acqua, o sia eccessivamente compatto,
procedete alla carotatura. Tale operazione ha lo scopo di estrarre dal
suolo piccoli cilindretti di terreno, al fine di migliorare la circolazione
dell'aria e dell'acqua al suo interno e di facilitare l'assorbimento dei
concimi. L'attrezzo, detto "carotatore", è dotato di fustelle che, affondate
nel terreno, estraggono dei cilindretti di terra simili a carote. Questi si
possono poi sminuzzare, trascinando ad esempio una rete metallica sul prato,
oppure raccogliere con il rastrello. L'alternativa all'impiego del
carotatore è, per giardini di piccole dimensioni, l'utilizzo di una vanga
a denti larghi e dritti (attrezzo simile ad una forca ma con denti
larghi) (VEDI FOTO A). Una volta affondato
nel terreno spingete il manico un poco indietro in modo che il terreno si
sollevi e si fessuri leggermente sotto la superficie.
Cosa fare se le parti in ombra sono invase dal muschio. Alla ripresa
vegetativa le parti di prato in ombra sono spesso invase dal muschio,
per cui la vegetazione del prato va perduta. Per eliminarlo intervenite con
una soluzione di solfato di ferro al 20%, evitando di bagnare marciapiedi e
pavimentazioni varie, in quanto rimangono irrimediabilmente macchiati. Le
parti di prato colpite dal muschio si devono rimuovere, per poi procedere
alla risemina.
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A- Tappeto erboso. La bucatura con una vanga a denti larghi e
diritti è un'ottima alternativa alla carotatura |
Piante annuali, biennali e perenni. Entro
le prime settimane di marzo eliminate gli ultimi seccumi dai cespi
delle erbacee perenni e delle graminacee ornamentali e liberate le gemme
della nuova vegetazione emergente dai residui delle pacciamature.
Iniziate ad irrigare con regolarità. La piovosità media di questo
periodo è in genere sufficiente a rispondere alle notevoli esigenze d'acqua
che caratterizzano tutte le piante durante la fase di ripresa vegetativa.
Nel caso di un inizio di primavera siccitoso, provvedete comunque a
irrigare con regolarità, con un occhio di riguardo agli impianti più
recenti.
Per sostenere il rigoglio vegetativo e le fioriture delle piante annuali,
biennali e perenni effettuate la concimazione. Se avete effettuato
durante l'autunno o l'inverno la consueta concimazione organica di base
delle bordure con stallatico maturo, non saranno necessari interventi di
sostegno né sulle piante in fase vegetativa né su quelle già in piena
fioritura. Se non lo avete fatto, per sostenere il rigoglio vegetativo
potete somministrate sangue secco (da distribuire sulla superficie del
terreno intorno alle piante, o, ancora meglio, già disciolto in acqua),
ripetendo l'intervento due o tre volte a distanza di 8-10 giorni, evitando
di superare i dosaggi minimi indicati sulle confezioni. Per sostenere le
fioriture, invece, potete distribuire, alla comparsa dei boccioli
fiorali e poi ogni dieci giorni, un concime minerale bilanciato a basso
tenore di azoto (titolo indicativo 5-7-13), anche in questo caso non
superando i dosaggi minimi indicati sulle confezioni.
Bulbose e tuberose. In questo periodo
"esplodono" le fioriture delle bulbose e tuberose a fioritura primaverile
messe a dimora in autunno, come crochi, giacinti, muscari, narcisi,
tulipani, ecc.
Irrigate nelle ore centrali del giorno. Se il tempo è siccitoso
occorre irrigare; fatelo nelle ore centrali del giorno, le più calde, per
evitare danni in caso di gelate tardive.
Mantenete libere dalle piante infestanti aiole e bordure: l'ideale
sarebbe prevenire la loro comparsa coprendo il terreno attorno alle piante
dopo la messa dimora di bulbi, rizomi e/o tuberi con uno strato di 3-4
centimetri di spessore di materiale pacciamante come corteccia di pino o
compost.
Il mese di marzo è perfetto per effettuare la moltiplicazione dei
mughetti. Il mese di marzo è perfetto per moltiplicare per divisione dei
cespi alcune rizomatose, come ad esempio i mughetti, operazione da
effettuare su questa specie ogni 3-4 anni (VEDI
DISEGNO).

La moltiplicazione dei mughetti. Scalzate dal
terreno le piante appena germogliate (a) e sezionate i rizomi con un
coltellino ben affilato, avendo cura che ogni porzione presenti almeno un
germoglio sano e intatto (b). Ripiantate le porzioni ottenute alla
profondità di circa 2-3 centimetri in un'aiola costituita da un terriccio
leggero e fertile, distanziandole circa 10 centimetri l'una dall'altra,
lasciando che il germoglio emerga in superficie. Innaffiate abbondantemente
con un innaffiatoio munito di "cipolla" (c) e mantenete il terreno
sempre umido |
Rosai. Proseguite per tutto il mese di marzo
la messa a dimora dei rosai a radice nuda. Nel caso d'impianto di
nuovi rosai fate molta attenzione all'esposizione. La persistenza di ombra
diffusa, derivata da alberi con chioma folta, da palizzate, da muri di
recinzione, ecc. creerà grossi problemi alla crescita e alla fioritura delle
piante.
Le potature vanno terminate entro la prima metà di marzo. Se potature
troppo precoci possono danneggiare i rami, tagli troppo tardivi (quando già
le gemme si sono schiuse e appaiono le prime foglie) debilitano la pianta e
ne ritardano la fioritura. La potatura va eseguita con tagli appropriati
(secondo le diverse tipologie di rosaio) e va divisa in due tempi: il primo
tempo prevede la pulizia generale dell'arbusto intesa ad eliminare i rami
rotti, mal indirizzati e le parti secche ed ammalate; il secondo tempo
prevede la potatura vera e propria, diversificata a seconda delle
caratteristiche di crescita e di fioritura del rosaio.
I rosai vanno ringiovaniti ogni 5 anni circa, ma l'operazione va eseguita a
tappe, iniziando con l'eliminazione dei rami morti e di quelli selvatici che
nascono sotto il punto d'innesto, dei rami che si intersecano al centro del
cespuglio e di un terzo dei rami più grossi e vecchi, tagliandoli a circa 20
centimetri dal punto di innesto del rosaio. Non eseguite una potatura
radicale, che riduce i rami a qualche centimetro dal suolo: questi tagli
rischiano di causare la morte del rosaio, impediscono la fioritura
dell'anno, provocano la crescita di rami troppo vigorosi o il risveglio del
portinnesto. Non vanno invece assolutamente potate le rose antiche o quelle
che fioriscono solo una volta a primavera; per questi rosai l'intervento di
potatura andrà effettuato al termine della fioritura, a giugno. In questa
stagione limitatevi ad accorciare i rami che fossero cresciuti
disordinatamente e ad eliminare quelli rotti o secchi.
Non dimenticate mai di bruciare i residui delle potature.
Altri lavori da fare in questo periodo. Sarchiate il terreno attorno
ad ogni cespuglio, asportando in parte la pacciamatura invernale e
interrandone la parte rimanente, unitamente ad un paio di manciate di un
concime composto (8-24-24) o di uno specifico per rose: attenetevi alle
quantità riportate sulle confezioni.
Siepi, arbusti e alberi. In questo mese
procedete alla distribuzione di un concime composto ad assorbimento
medio-rapido, reperibile nei garden center, da ripetersi ogni due-tre mesi;
la concimazione riguarda naturalmente anche le piante coltivate in vaso.
È un po' tardi per la concimazione di fondo, che dovrebbe essere stata già
effettuata con letame maturo o pellettato in inverno; tuttavia, se non
l'avete ancora eseguita, portatela a termine entro la metà di marzo.
Il principale lavoro da effettuare in questo periodo è la potatura.
Questo è il momento migliore per eseguire potature di contenimento e/o
sfoltimento su piante sempreverdi come alloro, Magnolia grandiflora,
ecc., dato che le temperature si sono ormai stabilizzate al di sopra dei
10-15 °C, ma solo se effettivamente necessario. Controllate tutte le piante
presenti in giardino e asportate tutti i rami malati, danneggiati dal
freddo, malformati o deboli, con un taglio netto al di sopra di una gemma
vigorosa.
Regolate le sagome delle siepi costituite da conifere o da altre specie
sempreverdi, come ad esempio lauroceraso, piracanta, ecc. per far sì che
assumano o mantengano una forma compatta e regolare (VEDI
FOTO B).
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B- Siepi, arbusti e alberi. In questo momento è
anche indispensabile potare le siepi, per far sì che assumano o
mantengano una forma compatta e regolare |
Altri lavori da fare in questo periodo. A partire da fine marzo, a
seconda della zona, togliete le protezioni invernali dalle piante sensibili
al freddo, coltivate in piena terra; riportate all'aperto le piante
coltivate in vaso ricoverate in serra, procedendo a rinvasarle se
necessario, a rinnovare la parte superficiale del terriccio, a concimare e a
ripulire la chioma da rametti rovinati e/o spezzati. Pulite e disinfettate i
locali utilizzati per i ricoveri invernali, impiegando una soluzione di
acqua e ipoclorito di sodio (la normale candeggina per uso domestico), nelle
proporzioni di 1 a 10. Bruciate foglie e residui vegetali raccolti qua e là
in giardino, perché potrebbero ospitare malattie e parassiti. Verificate la
stabilità delle piante d'alto fusto, specie se messe a dimora nell'anno
precedente; allentate leggermente le legature, per evitare che la pianta,
crescendo durante la stagione vegetativa, venga "strozzata" in prossimità
delle stesse legature. Se dovete sostituire le legature preferite quelle
realizzate con materiale elastico, tipo vimini, o gli appositi tubetti in
plastica morbida appositamente studiati per tale operazione, reperibili nei
garden center e negli empori agrari.
Piante in vaso da fiore. A marzo le piante
avvertono l'arrivo della bella stagione. La vegetazione cresciuta durante
l'inverno è molto debole, sottile e con foglie di colore verde chiaro: il
grande lavoro sarà quello di "ristrutturare" la pianta, cioè ridarle una
forma che le permetta uno sviluppo armonioso.
Come stimolare le piante di gerani e fucsie ad emettere nuovi germogli.
Le piante presentano in questo momento, soprattutto in marzo, una
vegetazione da "ristrutturare": eseguite perciò un'energica potatura,
soprattutto su gerani e fucsie, per stimolare le piante ad
emettere nuovi germogli, che daranno nel corso della bella stagione una
ricca fioritura. Lasciate solo due-tre gemme ad ogni ramo potato, se
possibile avendo cura che l'ultima gemma sia rivolta verso l'esterno del
ramo. Eliminate tutte le foglie secche e marce, e quelle che si
sovrappongono. Eliminate i rami malati, quelli marci e quelli troppo
sottili, avendo cura di disinfettare con alcol le forbici prima di passare
da una pianta all'altra, al fine di scongiurare la trasmissione di malattie.
Assicuratevi che non vi sia mai acqua stagnante nei sottovasi. Per
prevenire indesiderati marciumi verificate che, dopo ogni innaffiatura, i
vasi si asciughino nel giro di 2-3 giorni; assicuratevi infine che non vi
sia mai acqua stagnante nei sottovasi.
Piante d'appartamento. A marzo, al Nord, è
comunque presto per trasferire le piante d'appartamento all'aperto, perché è
necessario che la temperatura si stabilizzi almeno sui 16-18 °C: aspettate
perciò la metà-fine di aprile. Fate attenzione a non lasciare le piante
troppo vicine ai vetri di finestre esposte a sud e ad ovest, per evitare
ustioni da sole. Le piante più sensibili al sole diretto sono le felci ed
altre come anturio, dracena, Ficus elastica, ecc.
Al Sud, invece, potete portare le piante d'appartamento all'aria aperta fin
dalla prima settimana di aprile, o anche prima, posizionandole comunque in
un luogo semiombreggiato.
Irrigate quando il terriccio sta per asciugarsi: il modo migliore per
verificarne lo stato di umidità è quello di "tastare" la sua superficie con
le dita. Irrigate abbondantemente sin quando l'acqua fuoriesce dal
sottovaso: in questo modo la zolla delle radici si bagnerà interamente, non
solo in superficie; trascorso qualche minuto svuotate il sottovaso. Tenete
sempre presente che piante come dracene, felci, philodendron e spatiphyllum
richiedono un terriccio sempre moderatamente umido; altre, come ciclamino,
ficus e sansevieria devono invece essere bagnate quando il terriccio del
vaso si è asciugato.
Concimazioni. Riprendete le concimazioni (che avreste dovuto
sospendere a dicembre) somministrando prodotti liquidi specifici per piante
d'appartamento, ad intervalli di 2-3 settimane, rispettando le dosi
riportate in etichetta, o anche riducendo le quantità consigliate.
Provvedete alla pulizia delle piante. Sempre in questo periodo
procedete alla pulizia delle piante, in modo da eliminare dalla superficie
delle foglie la polvere che si è depositata durante la stagione invernale.
Nelle giornate più calde portate le piante sul balcone o in giardino e
lavatele con un getto nebulizzato d'acqua tiepida.
Da marzo a giugno procedete al rinvaso. Questa operazione è
fondamentale per eliminare il terriccio esaurito e fornirne alla pianta di
fresco, ricco di sostanza organica e di nutrienti. Se le radici hanno
riempito il vaso o se escono dai fori di drenaggio e formano una spirale
alla base del vaso, bisogna rinvasare con urgenza. Come regola generale nei
primi 5-6 anni di vita di una pianta si deve eseguire il rinvaso ogni anno,
aumentando di qualche centimetro (1-2 al massimo) il diametro del vaso; in
seguito le piante andranno rinvasate ad anni alterni, o anche ogni 2-3 anni.
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La legislazione vigente suddivide gli antiparassitari in relazione alla loro
tossicità per l'uomo e gli animali. I prodotti contrassegnati come "irritanti"
e "non classificati" sono acquistabili senza
"patentino", che invece è necessario per l'acquisto dei prodotti
contrassegnati
come "molto tossici", "tossici"
e "nocivi" per la loro pericolosità. |
Questa è solo una piccola parte dei testi che vengono pubblicati nel
supplemento di Vita in Campagna dedicato a "i Lavori".
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I lavori da eseguire nell'orto in marzo.
In marzo i lavori nell'orto richiedono sempre maggiore impegno perché inizia
o prosegue il ciclo di coltivazione di molte piante orticole che forniranno
i loro prodotti dalla primavera avanzata all'autunno. Evitate di lavorare i
terreni quando sono bagnati o molto umidi, specialmente in presenza di suoli
compatti o tendenti al compatto.
Nelle aiole già vangate, quando preparate il terreno per iniziare le nuove
coltivazioni, curate in modo particolare la sistemazione degli strati più
superficiali, soprattutto se possedete suoli pesanti e dovete affidare al
terreno semi minuti come quelli delle carote, delle lattughe, delle cicorie,
ed altri.
Siate prudenti nell'eseguire semine e trapianti perché in alcune
colture questi lavori effettuati con troppo anticipo potrebbero
compromettere la riuscita delle colture stesse.
Eseguite possibilmente la semina a righe per tutte le colture, perché in
seguito sarete facilitati nel compiere le varie operazioni colturali.
Nelle colture protette (tunnel) controllate di continuo le
colture aumentando gli arieggiamenti durante il mese a mano a mano che
aumentano le ore di luce e le temperature giornaliere. Nelle giornate
nuvolose o perturbate aprite il minimo indispensabile o addirittura non
arieggiate in caso di temperature esterne troppo basse, o di piogge
continue. Aumentate progressivamente, alle coltivazioni protette, anche gli
apporti d'acqua senza però eccedere nelle quantità ed adoperandola a
temperatura ambiente per evitare arresti di vegetazione.
Potete effettuare le semine (pianura padana) per tutto il mese di marzo
in coltura protetta (tunnel) di: basilico, melanzana, peperone, pomodoro
e sedano.
Potete effettuare le semine (pianura padana) da metà marzo ai primi di
aprile in coltura protetta (tunnel) di: anguria, cavolo verza estivo,
cetriolo, fagiolino nano, fagiolo nano, indivia riccia, melone, zucca e
zucchino.
Potete effettuare i trapianti (pianura padana) da metà marzo in coltura
protetta (tunnel) di: melanzana, peperone e pomodoro.
Potete effettuare i trapianti (pianura padana) da fine marzo ai primi di
aprile in coltura protetta (tunnel) di: anguria, cetriolo, melone e
zucchino.
Potete effettuare le semine (pianura padana) per tutto il mese di marzo
in piena aria di: bietola da coste, bietola da orto, carota, cavolo
cappuccio primaverile-estivo, cicoria da taglio, cipolla bianca (pieno
campo), cipolla colorata (semenzaio), cipolla colorata (pieno campo),
cipollina, lattuga a cappuccio, lattuga da taglio, pisello, prezzemolo,
ravanello, rucola e spinacio.
Potete effettuare i trapianti (pianura padana) per tutto il mese di marzo
in piena aria di: aglio, cavolo cappuccio, cipolla (da semenzaio),
cipolla (piccoli bulbi), lattuga a cappuccio.
Potete effettuare i trapianti (pianura padana) da metà mese di marzo in
piena aria di: patata.
Lattuga a cappuccio e da taglio. In
marzo mettete a dimora in pieno campo piantine, possibilmente con pane di
terra, di lattuga a cappuccio dei vari tipi e seminate ancora varietà
primaverili. Iniziate sotto tunnel la raccolta via via che i cespi
raggiungono le dimensioni caratteristiche della varietà di appartenenza (VEDI
FOTO C). Attuate leggere lavorazioni al terreno (impiegate un piccolo
estirpatore) ed eseguite con cautela le irrigazioni, indispensabili in
coltura protetta.
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C- Lattuga a cappuccio. Pianta di lattuga a
cappuccio in piena vegetazione in un'aiola pacciamata con teli plastici
scuri |
In marzo proseguite le semine di lattuga da taglio. Anche in questo
caso potete seminare a righe utilizzando un segnarighe per operare con
maggiore razionalità. Nelle località più fresche, mantenete le aiole in cui
avete seminato, trapiantato e quelle in vegetazione protette da tessuto non
tessuto. Tra le tante varietà disponibili di lattuga provate la Gentilina (e
sue selezioni) ed il tipo Lollo (bionda e rossa).
Melanzana, peperone,
pomodoro. In marzo proseguite le semine in contenitore per
ottenere piante con pane di terra da utilizzare per i trapianti in pieno
campo ad aprile. Attorno a metà mese di marzo mettete a dimora sotto ampi
tunnel piante con pane di terra. Dopo il trapianto irrigate con modeste
quantità d'acqua. Anche le melanzane ed i peperoni coltivati
sotto tunnel necessitano di sostegni, ma sarebbe molto utile e consigliabile
sorreggere pure le colture attuate in pieno campo.
Per la melanzana sono sempre più disponibili, anche in un numero limitato di
esemplari, piante innestate su pomodoro, resistenti specialmente alla
verticilliosi. Dato il costo di queste piante è opportuno che le adottiate
dove vi sono veramente problemi causati dalla verticilliosi o, per prova, in
terreni in cui la melanzana dimostra di riuscire in modo stentato (ad
esempio in suoli piuttosto sassosi). In alcuni casi, potrebbe essere utile
l'impiego anche di piantine di pomodoro innestato su selezioni
resistenti a malattie (quali fusariosi e verticilliosi) e a parassiti (quali
nematodi o anguillule del terreno), sempre se disponibili. L'innesto si
dimostra valido per poter coltivare con buona sicurezza varietà "deboli"
tipo Cuore di bue, ma che forniscono un prodotto di qualità.
Cicoria. In marzo seminate le varietà di cicoria da taglio
possibilmente a righe. Irrigate qualora fosse necessario. Mantenete le aiole
costantemente pulite dalle piante infestanti, anche perché in seguito,
quando raccoglierete, risulterà più facile la pulizia delle foglie prima del
consumo. Eseguite la raccolta tanto di varietà da taglio che da cogliere,
prima sotto tunnel e poi in pieno campo.
Zucca e zucchino.
Seminate tanto zucchino che zucca (quest'ultima da metà
marzo), in vasetto o contenitore simile, sotto protezioni fino ai primi di
aprile: otterrete così piantine con pane di terra da mettere a dimora in
piena aria già da fine aprile nelle località con clima più mite. Da metà
marzo potete trapiantare lo zucchino sotto ampi tunnel utilizzando piante
con pane di terra ottenute da precedenti semine (coltura protetta
riscaldata). Da metà marzo, via via che le giornate si allungano e le
temperature giornaliere si alzano, sono necessarie protezioni sempre meno
ampie. Durante le prime fasi della coltura irrigate con limitate quantità
d'acqua a temperatura ambiente.
Distribuzione
del lavoro nell'orto
in una giornata-tipo della metà di marzo
Lunedì 15 marzo il sole sorge alle ore 6.22 e tramonta alle ore 18.16
In queste note vi indichiamo le ore del giorno in cui eseguire i
principali lavori nell'orto familiare, al fine di operare nei momenti
migliori e di utilizzare al meglio le ore di luce disponibili.
Ortaggi. Dalle ore 8 alle
9: aprite i tunnel.
Dalle ore 9 alle 12: sminuzzate gli strati superficiali del terreno e
sistemate le aiole lavorate durante i mesi autunno-invernali; eseguite la
concimazione del suolo per l'impianto dei tuberi-seme di patata, oppure per
continuare la semina di altre colture.
Dalle ore 14 alle 16: eseguite l'impianto dei tuberi-seme di patata o
seminate altre colture.
Dalle ore 17 al tramonto: eseguite la raccolta sotto tunnel di
cicoria da cogliere, valerianella, prezzemolo e, in pieno campo, di spinacio
invernale. Chiudete i tunnel.
Aromatiche e officinali.
Dalle ore 9 alle 12: terminate i lavori di preparazione e sistemazione
del terreno in attesa delle semine e/o dei trapianti. In caso di improvvisi
ritorni di freddo proteggete le colture in atto con piccoli tunnel di film
plastico o tessuto non tessuto. Mantenete le seminiere costantemente umide,
controllate lo sviluppo delle piantine e ripicchettatele in contenitori
alveolati, dove rimarranno sino al momento della messa a dimora in piena
terra. In caso di prolungata siccità irrigate le aiole, ma senza eccessi.
Dalle ore 14 al tramonto: seminate in pieno campo.
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La legislazione vigente suddivide gli antiparassitari in relazione alla loro
tossicità per l'uomo e gli animali. I prodotti contrassegnati come "irritanti"
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Questa è solo una piccola parte dei testi che vengono pubblicati nel
supplemento di Vita in Campagna dedicato a "i Lavori".
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Alcuni lavori comuni a tutte le specie di piante da frutto.
Sono molteplici le attività nel frutteto in marzo, mese che segna per molte
zone italiane la fine dell'inverno e l'inizio della primavera. Tutti i
lavori che erano previsti per l'inverno e non sono stati ancora completati
devono essere ultimati al più presto: in particolare si deve portare a
termine la potatura di produzione, asportare la ramaglia di risulta,
eseguire la concimazione organica, sistemare eventuali dissesti del terreno
e delle strutture di sostegno degli alberi, nonché effettuare i nuovi
impianti. Riguardo a quest'ultimo punto ricordate che gli impianti fatti
all'inizio della primavera possono avere maggiori problemi di attecchimento
rispetto a quelli fatti in autunno-inverno, specie se la primavera dovesse
essere povera di piogge. Anche l'erba, con l'avvio della stagione
primaverile, inizia a svilupparsi per cui vanno ripresi prontamente i lavori
di gestione del suolo: a seconda del tipo di conduzione del suolo nel
vostro frutteto eseguirete gli sfalci del prato o le lavorazioni
superficiali. In molti casi si può optare per una soluzione ibrida che
prevede l'interfilare inerbito ed il filare lavorato o pacciamato con film
plastico.
I nuovi impianti possono proseguire fin tanto che gli astoni da
mettere a dimora sono ancora in riposo vegetativo, cioè abbiano le gemme
ancora chiuse, o al massimo appena rigonfie. Se prevedete di impiantare
molto tardi, dopo l'epoca di germogliamento della specie che mettete a
dimora, dovrete preoccuparvi di sistemare per tempo gli astoni in cella
frigorifera, alla temperatura di qualche grado sopra zero, per rallentare il
germogliamento fino all'impianto.
Pomacee (melo, pero, cotogno).
La potatura di allevamento è un lavoro di vitale importanza per
impostare correttamente la forma di allevamento prescelta: se ben
eseguita permette di ottenere alberi che saranno poi facilmente gestibili
anche con la potatura di produzione. In genere va praticata all'inizio del
germogliamento, quando i rami diventano più flessibili rispetto ai periodi
freddi e quindi più adatti a subire inclinazioni e curvature che spesso sono
necessarie per l'impostazione della struttura scheletrica degli alberi.
La potatura di produzione delle piante di melo, pero e cotogno può
essere eseguita fino all'inizio della fioritura senza inconvenienti
particolari. Dovrete solo maneggiare con più delicatezza i rami poiché le
gemme già schiuse sono molto delicate e possono spezzarsi facilmente se
vengono urtate allorquando si rimuovono dall'interno della chioma i rami
tagliati. Qualunque sia la forma di allevamento adottata, la potatura di
produzione deve essere effettuata per mantenere o per raggiungere i
seguenti obiettivi: evitare l'alternanza di produzione, cioè il
fenomeno per il quale la pianta presenta un anno di produzione elevata con
frutti di piccola pezzatura seguito da un anno di produzione molto scarsa o
nulla; favorire il costante rinnovo della chioma stimolando la pianta
a produrre annualmente un certo numero di rami a legno; eliminare
gradualmente i vecchi rami che non sono più in grado di fornire una
produzione sufficiente e valida; eliminare i rami rotti, lesionati;
eliminare i rami che manifestano attacchi di parassiti animali e vegetali
(cancri della corteccia, oidio, presenza di cocciniglie, gallerie di
insetti, ecc.); favorire la penetrazione della luce nell'interno della
chioma; eliminare eventuali succhioni sviluppatisi sul tronco e
sulle branche principali; eliminare i polloni sviluppatisi a livello
del ceppo; ecc.
Questo è il periodo ideale per effettuare una prima parte della
concimazione di produzione. Durante il mese si esegue una prima parte
della concimazione di produzione, concimazione che andrà completata
dopo l'allegagione. Generalmente al germogliamento si distribuisce tutto il
fosforo e circa metà dell'azoto e del potassio previsti complessivamente.
Per meli in buone condizioni vegetative e regolarmente produttivi dovrete
apportare complessivamente 4-8 kg di azoto, 8-10 kg di potassio e 2-3 kg di
fosforo ogni 1.000 metri quadrati di frutteto, corrispondenti a 15-30 kg di
solfato ammonico-26, 10-15 kg di perfosfato semplice-19 e 15-20 kg di
solfato di potassio-50. Tali quantitativi sono puramente indicativi in
quanto possono variare in base alle effettive condizioni vegeto-produttive
del vostro meleto.
Inserite nel frutteto qualche alveare durante la fioritura. È sempre
consigliabile introdurre nel frutteto di specie da frutto ad impollinazione
entomofila (cioè operata dagli insetti), come ad esempio le pomacee e le
drupacee, qualche alveare durante la fioritura: le api sono fra i migliori
insetti impollinatori e una buona impollinazione è il presupposto
fondamentale per ottenere un'allegagione abbondante e dei frutti di ottima
qualità, specialmente se nel frutteto sono presenti varietà diverse di una
medesima specie che consentono l'impollinazione incrociata. Normalmente un
alveare di buona vitalità può bastare per un frutteto di 2.000-3.000 metri
quadrati di superficie (VEDI FOTO
D).
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D- Durante la fioritura è consigliabile introdurre
nel frutteto un alveare ogni 2.000-3.000 metri quadrati di superficie
per favorire l'impollinazione nelle specie da frutto ad impollinazione
entomofila (operata dagli insetti) |
Ricordate che le api e gli altri insetti impollinatori selvatici sono
molto sensibili ai prodotti antiparassitari tossici. Per questo motivo
tali preparati non devono mai essere usati dall'inizio della fioritura
alla completa caduta dei petali, fase quest'ultima che può protrarsi per
parecchi giorni dopo il termine della fioritura vera e propria.
Attenzione in primavera al rischio di brinate tardive. In primavera
permane il rischio di brinate tardive nelle aree più fredde del Nord Italia,
come pianura padana e vallate alpine. Il melo tollera abbastanza bene questi
ritorni di freddo in quanto, per subire danni significativi, la temperatura
deve scendere al di sotto di - 3-4 °C. La difesa più efficace in questo caso
è l'irrigazione sopra chioma, ampiamente diffusa nella melicoltura
commerciale; si tratta di un metodo non alla portata di tutti i piccoli
produttori poiché richiede molta esperienza e buone conoscenze tecniche per
la sua corretta applicazione.
Come proteggere i nuovi germogli dai cancri rameali e dalla
ticchiolatura. Verso la metà del mese di marzo il pero e il
melo raggiungono la fase di "rottura delle gemme", fase nella quale è
molto importante proteggere i nuovi tessuti vegetali con fungicidi, per
evitare l'infezione da parte degli agenti dei cancri rameali.
Intervenite in questo periodo con prodotti rameici, come ad esempio
ossicloruro di rame-20 (non classificato),
attenendovi sempre alle indicazioni riportate in etichetta. A partire da
questo momento non sarà più possibile lasciare la nuova vegetazione senza
una protezione fungicida, perché inizieranno le infezioni della
ticchiolatura (VEDI FOTO E).
Questa pericolosa malattia fungina può colpire sia il melo (l'agente
infettivo è Venturia inaequalis) che il pero (Venturia
pyrina). È sicuramente più pericolosa nella coltura del melo, anche se
alcune varietà di pero, come William, Kaiser, S. Maria e Guyot sono molto
sensibili. Oltre a tutto su queste varietà di pero spesso l'infezione
riguarda maggiormente i frutti, più colpiti rispetto alle foglie.
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E- Pomacee. A partire dalla fase di "rottura delle gemme" è
necessario proteggere costantemente la nuova vegetazione con interventi
fungicidi per prevenire le infezioni della ticchiolatura |
In questo periodo, quindi, ad ogni pioggia il frutteto corre il rischio di
subire un'infezione di ticchiolatura: dopo 6-7 giorni dal primo intervento
fatto alla rottura delle gemme, effettuate un altro intervento sempre con
prodotti rameici come l'ossicloruro di rame-20 (non
classificato), attenendovi sempre alle indicazioni riportate in
etichetta. In seguito i prodotti e le strategie andranno scelti in base al
rischio di infezione.
Un insetto molto pericolo: l'afide grigio del melo. Gli insetti più
pericolosi in questo periodo sono però gli afidi, in particolare l'afide
grigio del melo (VEDI FOTO F). L'afide grigio causa
deformazioni alle foglie, che si accartocciano. I frutticini in prossimità
delle foglie colpite restano piccoli e deformi. Forti attacchi, specie nelle
fasi iniziali dello sviluppo vegetativo della pianta, possono portare la
pianta stessa alla morte. È quindi necessario intervenire alla comparsa
delle prime fondatrici trattando, almeno 10 giorni prima della fioritura,
con prodotti a base di imidacloprid-17,1 (non classificato), attenendovi
sempre alle indicazioni riportate in etichetta. Questo principio attivo è
utilizzabile una sola volta l'anno.
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F- Pomacee. L'afide grigio del melo (mm 1,8-2,5): alla
comparsa delle prime femmine fondatrici è necessario intervenire evitando
però di trattare durante la fioritura |
Drupacee (pesco e nettarina, albicocco, susino, ciliegio).
A marzo potete ancora effettuare degli impianti con astoni a radice nuda.
Potatura di produzione. In questo periodo, fino al termine della
fioritura, potete ancora effettuare la rifinitura della potatura di
produzione. Gli interventi di potatura devono limitarsi all'asportazione
di rami deboli, con eccesso di fiori, e non di quelli grossi e carichi di
diversi rami fruttiferi. Le asportazioni vanno localizzate in modo
particolare alle estremità delle branche per evitare che si appesantiscano
troppo e che possano rompersi sotto il peso della produzione.
Potatura di allevamento. La forma di allevamento che tratteremo nel
corso del 2010 è il vaso a tre branche, adatto sia ai frutticoltori
professionisti che agli hobbisti. Gli astoni (nel primo anno), posti a
dimora nei mesi precedenti e cimati a 70 cm, a marzo iniziano a vegetare.
Ponete molta attenzione al germogliamento fin dalle prime fasi (2-4 cm)
poiché potrebbe anche non essere regolare.
Effettuate in questo periodo la concimazione. A marzo, quando la
vegetazione è appena iniziata, potete effettuare la concimazione chimica
sia delle piante in allevamento che in produzione. Per le piante in
allevamento fino al terzo-quarto anno è opportuno effettuare tre-cinque
somministrazioni fino a tutto il mese di giugno con un concime composto tipo
NPK 12-6-18 in ragione di 50-100 grammi per pianta spargendolo alla
periferia della chioma. Per le piante in produzione sono sufficienti
due concimazioni, una da effettuarsi a marzo e la seconda a maggio sempre
che all'epoca la produzione si presenti abbondante. In marzo potete
somministrare 500 grammi per albero di un concime composto tipo 12-6-18
spargendolo alla periferia della chioma. Queste quantità si riferiscono a
piante in grado di produrre 50-70 kg di frutti; se negli anni precedenti le
produzioni sono state molto inferiori si devono ridurre drasticamente gli
apporti fino ad eliminarli.
Per quanto concerne la concimazione organica, in marzo si deve
analizzare la reale necessità delle piante. Se per esempio tutto il legno di
potatura e l'erba vengono trinciati e lasciati in loco l'apporto di sostanza
organica diventa inutile. Se invece tutto il materiale viene asportato, come
nel caso di un albero messo a dimora in un giardino, allora l'apporto di
sostanza organica almeno ogni due anni è auspicabile. La quantità, per un
albero che fornisca una produzione di 50-70 kg, è di circa 50 kg per pianta
di letame bovino, equino o ovino, ben maturo.
A marzo potete effettuare l'innesto a triangolo. Anche a marzo potete
effettuare l'innesto a triangolo (VEDI
FOTO G), prelevando le marze (che devono essere di buon
calibro, circa 1 cm) dalla pianta madre, al momento dell'innesto, senza la
necessità di conservarle, anche se la corteccia non si stacca dal legno o se
la pianta ha già iniziato a vegetare.
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G- Drupacee. Ecco come si presenta un innesto a triangolo |
Attenzione alla bolla del pesco. Nella coltura del pesco è necessario
intervenire contro la bolla (VEDI
FOTO H), malattia che
determina malformazioni sulle foglie e sui frutti, in particolare sulle
nettarine. Per controllarla in modo efficace sono necessari pochi
interventi, ma ben posizionati nel tempo. In via cautelativa si consiglia di
eseguire un intervento fungicida nel periodo che va dalla metà di marzo fino
al periodo immediatamente precedente la fioritura. Impiegate prodotti a base
di rame, come ad esempio l'ossicloruro di rame-20 (non
classificato), attenendovi sempre alle indicazioni riportate in
etichetta.
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H- Drupacee. Sintomi della bolla
(freccia) sulla vegetazione primaverile del pesco |
Anche per le drupacee gli afidi rappresentano gli insetti più pericolosi
di questo periodo. Gli afidi (VEDI
FOTO I) rappresentano gli
insetti più pericolosi di questo periodo. Sono molto dannosi nelle colture
di pesco e nettarina, con danni paragonabili a quelli dell'afide grigio del
melo. In particolare i frutti di nettarina possono rimanere deformi e non
arrivare alla maturazione o, nei casi meno gravi, avere lievi deformazioni e
rugginosità superficiali. Anche nella coltura del ciliegio e del susino i
danni possono essere elevati, mentre la pericolosità sulla coltura
dell'albicocco è limitata.
Nelle colture di pesco e nettarina sarà opportuno intervenire 10 giorni
prima della fioritura con imidacloprid-17,1 (non
classificato), attenendovi sempre alle indicazioni riportate in
etichetta. Nel caso di attacchi tardivi è possibile intervenire anche dopo
la fioritura. Sulle altre drupacee è in ogni caso preferibile trattare dopo
la fioritura.
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I- Drupacee. Gli afidi (mm 1,2-2,5) sono
gli insetti più pericolosi in questo periodo |
Agrumi. Con il mese di marzo si ha
normalmente l'avvio di alcuni lavori come la concimazione, perché in
questo periodo gli agrumi hanno un grande fabbisogno di elementi nutritivi.
La soluzione più semplice per soddisfare quest'esigenza, e in grado di
coprire quasi tutte le necessità, è quella di somministrare una serie di
concimi fogliari con tenore in azoto (N), potassio (K), zinco (Zn) e
manganese (Mn), gli elementi per i quali con maggior frequenza si
riscontrano sintomi di ridotto assorbimento.
Tra le numerose formulazioni in commercio vi consigliamo un prodotto a base
di fosfito di potassio, da impiegare attenendovi sempre alle indicazioni
riportate in etichetta. La distribuzione può essere effettuata con la pompa
a spalla o con un atomizzatore.
Alternate questo prodotto con la miscela costituita da urea tecnica alla
dose di 500 grammi in 100 litri di acqua, insieme a solfato di zinco e a
solfato di manganese entrambi alla dose di 125 grammi in 100 litri di acqua,
intervenendo ogni mese da marzo fino a tutto luglio. È utile anche apportare
sostanza organica, ad esempio 2-3 kg per pianta di letame di pecora, che va
interrato a 30-40 cm mediante lavorazione del terreno per evitare perdite
nell'aria. Se utilizzate letame non ben maturo aspettate di avere finito la
raccolta, oppure distribuitelo almeno 60 giorni prima della raccolta stessa.
È ora di effettuare i nuovi impianti. In questo periodo si può
procedere all'impianto di nuove coltivazioni di agrumi, perché le condizioni
climatiche più favorevoli, con un minore rischio di gelate, garantiscono un
miglior attecchimento delle piantine. All'atto della messa a dimora la base
del tronco ("colletto") va tenuta alcuni centimetri al di sopra del livello
del terreno, perché è una parte di pianta molto suscettibile ai marciumi e
alle infezioni fungine.
I sesti d'impianto variano in rapporto alle diverse specie e varietà di
agrumi e alla fertilità del terreno. Di norma si preferisce un sesto
rettangolare di 2,5-5 metri sulla fila e di 5-6 metri tra le file.
Le distanze maggiori vanno adottate per piante vigorose come il limone
innestato su arancio amaro e i cloni nucellari di arancio innestati su
citrange; le distanze minori sono più adatte per le piante di taglia ridotta
come il mandarino satsuma "Miyagawa" innestato su arancio trifogliato
"Flying dragon".
Per una più omogenea illuminazione delle piante va tenuto un orientamento
nord-sud dei filari.
Alla base del tronco, lungo il filare, si può adagiare il tubo
d'irrigazione, senza interrarlo: questo comporta costi molto ridotti per
l'impianto, anche se aumenteranno quelli per i diserbanti. Tenuto conto dei
sempre maggiori costi dell'irrigazione si possono impiegare le ali con
gocciolatori.
Un parassita molto dannoso e diffuso negli agrumeti: la cocciniglia
rossa. Sin d'ora si deve iniziare il monitoraggio della cocciniglia
rossa (VEDI FOTO L), forse il parassita più dannoso e
diffuso per gli agrumi. Nelle prime settimane di marzo collocate ad altezza
d'uomo le trappole al feromone per catturare i maschi della cocciniglia;
cambiate le trappole settimanalmente e il feromone mensilmente fino ad
agosto. Usatene una per appezzamento omogeneo (non superiore all'ettaro) per
età, varietà, sesto d'impianto, ecc.
Queste trappole serviranno per determinare quando stanno avvenendo i voli
dei maschi, quale appezzamento ha un livello di cocciniglia elevato, quando
intervenire con insetticidi se sarà necessario.
Tra marzo ed aprile di solito si verificano le prime catture, che
termineranno a metà maggio.
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L- Agrumi. Frutto di limone infestato dalla cocciniglia rossa
(mm 1): in questo periodo è possibile contrastare le infestazioni
effettuando lanci di insetti utili |
Olivo. In questo periodo, nella maggior parte
delle nostre regioni, si esegue la piantagione di nuovi olivi. Se non
avete ancora provveduto ad acquistare quelli che vi occorrono, prenotateli
da un buon vivaista (non fidatevi troppo dei venditori ambulanti nelle sagre
di paese); ricordatevi di annaffiare spesso le piante acquistate in attesa
di metterle a dimora. Importante è scegliere bene le distanze da rispettare
tra un olivo e l'altro, tenendo conto della vigoria della varietà, della
fertilità del terreno e della disponibilità o meno di irrigazione.
Concimazioni azotate per piante di olivo in allevamento e piante di olivo
in produzione. È opportuno distinguere fra piante di olivo in
allevamento e piante di olivo in produzione. Per quanto riguarda gli
olivi in allevamento, si possono somministrare 300-400 grammi di nitrato
ammonico-26 alle piante di due anni d'impianto, per arrivare a 700-800
grammi per le piante di quattro anni. Per quanto riguarda gli olivi in
produzione, in mancanza di un'analisi delle foglie, si può avere un
orientamento in base alla quantità di olive raccolte e alla vigoria
vegetativa dell'albero. Se sono nella norma, si possono somministrare al
terreno 250-270 grammi di azoto ogni 10 kg di olive raccolte (1.000-1.100
grammi di nitrato ammonico-26 o 1.200-1.300 grammi di solfato ammonico-20).
La somministrazione va fatta in una o due volte, a seconda che si disponga o
meno di irrigazione; se questa manca, converrà distribuire tutto insieme il
quantitativo consigliato; se invece si prevede di poter irrigare in estate,
si può distribuire la metà o due terzi del quantitativo ora (alla ripresa
vegetativa) e il rimanente subito dopo la fioritura.
È il momento di dare inizio alla potatura. Terminato ogni pericolo di
freddo intenso, è il momento di dare inizio alla potatura. Anche in questa
operazione occorre distinguere la potatura di produzione dalla potatura di
allevamento. L'ordinaria potatura di produzione deve mantenere
equilibrio fra l'attività vegetativa e quella produttiva contrastando così
il fenomeno dell'alternanza di produzione, tipica di molte specie, e si basa
principalmente sul rinnovo delle branchette che devono portare olive. Se
osservate i rami che hanno prodotto l'anno precedente vedrete che essi si
sono piegati verso il basso per il peso delle olive e sono cresciuti poco.
Ma alla loro base facilmente sono sorti rami nuovi, che sono destinati a
fornire la nuova produzione. Con la potatura si elimina la branchetta che ha
fruttificato. In poche parole, si deve sempre cercare di "tornare indietro",
al fine di mantenere il più possibile vicina alle grosse branche la giovane
vegetazione che deve fornire il prodotto. La potatura di allevamento,
cioè la potatura delle giovani piante, deve essere effettuata annualmente e
limitarsi all'indispensabile: occorre, cioè, potare poco. Il potatore deve
osservare l'albero e, a seconda del suo portamento naturale, aiutarlo a
formare lo scheletro corrispondente alla forma di allevamento prescelta.
Soprattutto deve ricordare che una potatura leggera lascia molti rami sulla
pianta giovane che sta crescendo con vigore e così la spinta vegetativa si
ripartisce su un numero elevato di centri di crescita, risultando limitata
su ciascuno di questi e permettendone la preparazione a frutto. Inoltre,
così facendo, si lascia sulla pianta un'abbondante presenza di foglie che
giova allo sviluppo dell'apparato radicale, accentuando la circolazione di
nutrienti e di elaborati che consente all'albero di accelerare il proprio
sviluppo.
Fate attenzione in primavera alla presenza dell'occhio di pavone. In
primavera la difesa dell'olivo si effettua soprattutto nei confronti dell'occhio
di pavone (VEDI FOTO M), malattia presente negli areali
olivicoli dell'intera Italia; può cambiare, a seconda delle condizioni di
terreno e climatiche, il livello di intensità. Questa malattia è causata dal
fungo Spilocaea oleagina; i sintomi si presentano soprattutto sulle
foglie: su queste ultime si formano delle macchie scure di forma circolare
che hanno un diametro massimo di 10-12 mm e che presentano zone concentriche
di vario colore che vanno dal verde al giallo, al rosso scuro e derivano
dall'alternarsi di periodi di accrescimento della macchia a periodi di
stasi. È la tipicità di queste macchie a dare il nome alla malattia: infatti
le macchie ricordano gli occhi presenti sulle penne del pavone.
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M- Olivo. In primavera gli interventi antiparassitari
riguardano soprattutto l'occhio di pavone, malattia presente in tutti
gli areali olivicoli della penisola |
Le foglie colpite cadono precocemente e, quando l'intensità della malattia è
elevata, si ha una forte defogliazione che provoca l'indebolimento della
pianta e può compromettere la produzione di olive nell'annata successiva, in
quanto l'abbondante caduta delle foglie ostacola la fase di differenziazione
delle gemme (fase cioè in cui le gemme diventano gemme a fiore o gemme a
legno). Inoltre i rami più colpiti possono anche seccarsi.
In caso di forti attacchi di occhio di pavone verificatisi nell'anno
precedente, la lotta chimica consiste in un trattamento con uno dei seguenti
prodotti a base di rame: poltiglia bordolese industriale-20 (irritante
o non classificato), da distribuire attenendovi sempre alle
indicazioni riportate in etichetta; ossicloruro di rame-20 (non
classificato), da distribuire attenendovi sempre alle indicazioni
riportate in etichetta.
L'intervento si effettua prima della ripresa vegetativa; un secondo
trattamento si esegue, utilizzando gli stessi prodotti,
per proteggere la nuova vegetazione, in pre-fioritura (15-20 giorni prima
della fioritura) e/o quando nei germogli si sono
formati i primi 3-4 nodi fogliari.
In luglio-agosto, si può di nuovo effettuare la diagnosi precoce per
valutare l'eventuale presenza di nuove infezioni non ancora visibili. Se il
test risulta positivo si può fare un altro trattamento a fine estate-inizio
autunno, quando compaiono sulla pagina superiore delle foglie le tipiche
macchie causate dall'occhio di pavone.
Castagno. La messa a dimora si
effettua, a seconda delle diverse altitudini, in marzo, se possibile, o in
aprile. Si raccomanda di effettuare l'impianto degli astoni di castagno
ricoprendo l'apparato radicale fino al colletto (zona di transizione tra
radice e fusto) della pianta senza coprire il punto d'innesto. L'eccessiva
profondità di trapianto è la causa principale delle fallanze nei castagneti
di nuova costituzione. Subito dopo il trapianto, o comunque prima
dell'apertura delle gemme, l'astone deve essere accorciato all'altezza di
130 cm fuori terra per favorire il ricaccio vigoroso dei rami laterali nel
primo anno di crescita.
Le principali varietà di castagno coltivate non sono in grado di produrre
frutti a partire da una sola pianta o con piante di una sola varietà, per
cui per l'impollinazione si raccomanda la presenza di almeno due o
tre varietà interfertili all'interno di qualsiasi impianto. Le varietà
utilizzate per fornire una produzione di polline fertile sono in grado, a
loro volta, di produrre frutti di qualità. Alcune varietà di castagno
europeo (ad esempio Belle Epine, Goujounac) e di ibrido euro-giapponese (ad
esempio Precoce Migoule, Vignols, Bouche de Betizac) si prestano a svolgere
questo delicato compito.
La concimazione del castagno va effettuata una sola volta all'anno.
Questa pratica riguarda sia i frutteti di castagno, sia i boschi di castagno
da frutto e va effettuata una sola volta l'anno. Se non è già stata
effettuata nel periodo autunnale, la concimazione va eseguita durante i mesi
di marzo e di aprile. Nelle piante in fase di allevamento (da 1 a 5
anni): va distribuito un concime composto ad elevato contenuto di azoto,
tipo NPK 20-10-10. L'azoto è un elemento indispensabile nelle fasi di
costruzione della pianta perché la sua disponibilità permette un veloce
sviluppo vegetativo. La dose di impiego per pianta varia da grammi 400-500
alla fine del primo anno fino ad arrivare a grammi 1.500 al quinto-sesto
anno di vegetazione. La distribuzione deve avvenire secondo un raggio
crescente che segua la crescita della chioma della pianta: si parte da una
circonferenza di un metro di raggio (1° anno) fino ad arrivare a tre metri
di raggio (5° anno) attorno al ceppo.
Nelle piante in fase di produzione (dopo il 5° anno): per le varietà
vigorose conviene distribuire un concime complesso a basso titolo di azoto
tipo NPK 8-24-24, mentre per le piante che presentano un vigore vegetativo
limitato va distribuito un concime complesso tipo NPK 15-9-15S+2MgO.
Entrambi i fertilizzanti vanno impiegati alla dose di kg 500 per ettaro,
corrispondenti a 2,5-3 kg per pianta.
I tipi di innesto consigliabili per il castagno sono diversi.
L'innesto del castagno può essere efficacemente eseguito nei mesi di marzo,
aprile e maggio a seconda della latitudine e altitudine del luogo di
esecuzione. I tipi di innesto consigliabili per il castagno sono diversi: a
spacco inglese semplice e a doppio spacco inglese, a triangolo, a spacco
tradizionale, a corona (VEDI FOTO
N).
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N- Castagno. Fasi di esecuzione dell'innesto a
corona. Nella foto qui a sinistra: esito di un innesto a corona ben
riuscito |
Actinidia (kiwi). In questo periodo si possono
ancora effettuare nuovi impianti di actinidia (kiwi): a marzo
potete mettere a dimora piante a radice nuda.
Effettuate la potatura di produzione. A marzo poche sono le
operazioni da effettuare poiché tutte o quasi vengono rimandate a poco prima
della fioritura. Vanno eventualmente eliminati i succhioni che nascono lungo
il fusto o in corrispondenza di grossi tagli.
Quando e come effettuare la concimazione delle piante in allevamento e in
produzione. Per quanto concerne le piante in allevamento per
favorire lo sviluppo di un buon apparato fogliare dovete somministrare ogni
10 giorni un concime a base di azoto, tipo solfato ammonico-20 o nitrato
ammonico-26, in ragione di 30-50 grammi. Il prodotto deve essere localizzato
a 50 cm dal fusto e distribuito una volta a destra e la successiva a
sinistra della pianta. Si può iniziare in questo periodo e terminare a
giugno. Per le piante in produzione prima di effettuare la
concimazione dovete considerare le quantità di frutti ottenuti nelle annate
precedenti. Per produzioni inferiori ai 20 kg per albero non servono apporti
chimici, solo se le piante producono oltre 50 kg per albero si può
somministrare un concime composto tipo NPK 12-6-18 in ragione di 500 grammi
per pianta.
Piccoli frutti (lampone, mirtillo, mora giapponese, ribes, rovo senza spine,
uva spina). Effettuate la potatura di lampone rosso unifero,
lampone rosso bifero o rifiorente, lampone nero, mirtillo, ribes, rovo senza
spine, uva spina.
Completate la messa a dimora dei nuovi impianti. Tutte le specie che
fanno parte dei piccoli frutti evidenziano una precoce ripresa vegetativa;
per questo motivo la messa a dimora dei nuovi impianti va completata entro
la metà di aprile o, al limite, entro la fine del mese nelle regioni del
nord e alle alte quote.
Come effettuare la potatura di produzione della Mora giapponese. La
potatura di produzione consiste nell'eliminazione dei tralci che
hanno prodotto l'anno precedente e nel diradamento dei polloni di un anno. I
quattro-cinque migliori tralci di un anno selezionati per ogni ceppo vanno
allargati a ventaglio, legati al filo di ferro situato all'altezza di
110-120 cm e spuntati 10 cm sopra la legatura. Tali operazioni vanno
completate entro la metà del mese di marzo.
Per tutto il mese di marzo è possibile effettuare la concimazione del
lamponeto. Chi non avesse effettuato la concimazione nei mesi
precedenti, necessaria per mantenere il lamponeto nelle migliori condizioni
produttive, per tutto il mese di marzo può eseguire la distribuzione della
miscela fertilizzante costituita da tre concimi semplici e secondo le
seguenti modalità (dosi per 100 metri quadrati di superficie): piante di
1 o 2 anni, kg 6 solfato ammonico-20 + kg 3 perfosfato minerale-19 + kg
2 solfato di potassio-50; piante in piena produzione, kg 5 solfato
ammonico-20 + kg 3 perfosfato minerale-19 + kg 3 solfato di potassio-50.
Se si preferisce optare per l'utilizzo di un fertilizzante composto
contenente i tre elementi principali (azoto, fosforo e potassio), le dosi
per 100 metri quadrati di superficie sono le seguenti: per piante di 1 o
2 anni, kg 7 di un concime composto tipo NPK 20-10-10; per piante in
piena produzione, kg 8 di un concime composto NPK 12-6-18+2Mg.
Specie da frutto minori. Se avete piante
giovani di giuggiolo in un terreno magro, una concimazione azotata
con solfato ammonico-20 potrà favorire la loro crescita; alle piante di due
anni ne darete circa 180 grammi per arrivare a 400-420 grammi per gli alberi
di 6 anni. Utile sarà anche qualche irrigazione di soccorso.
Ritardate il più possibile la potatura del kaki. Il kaki, come
la vite e l'actinidia (kiwi), reca fiori sui germogli che sorgono in
primavera e quindi eventuali gelate tardive possono compromettere la sua
produzione. Cercate perciò di ritardare il più possibile la potatura,
intervenendo solo quando le gemme sono ben gonfie.
Effettuate una concimazione azotata in caso di produzione modesta del
Nespolo comune. Se la vegetazione dell'anno passato è stata modesta,
sarà utile una concimazione azotata con solfato ammonico-20 o
addirittura con un concime composto tipo NPK 24-8-16 in dose di circa 900
grammi per pianta adulta; per piante in allevamento, si potranno dare, dello
stesso concime, circa 250 grammi nel secondo anno per arrivare a circa 600
nel quarto-quinto anno.
È ancora possibile effettuare l'impianto delle barbatelle di nocciòlo.
Nel breve periodo che intercorre tra il disgelo del terreno ed il
rigonfiamento delle gemme, cioè la ripresa vegetativa vera e propria, è
ancora possibile terminare l'impianto delle barbatelle che non si è
riusciti a mettere a dimora nell'autunno precedente.
È necessario effettuare, ogni due-tre anni, un intervento di potatura del
noce. Per gli alberi in produzione può essere necessario ogni due-tre
anni un intervento di potatura con il diradamento leggero dei rami
alti ed interni alla chioma e soprattutto l'eliminazione accurata dei rami
deperiti. Dopo che le ferite di taglio avranno cessato di emettere linfa,
irrorate la chioma con un prodotto a base di rame, per esempio ossicloruro
di rame-20 (non classificato), attenendovi
sempre alle indicazioni riportate in etichetta, al fine di disinfettare le
ferite.
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La legislazione vigente suddivide gli antiparassitari in relazione alla loro
tossicità per l'uomo e gli animali. I prodotti contrassegnati come "irritanti"
e "non classificati" sono acquistabili senza
"patentino", che invece è necessario per l'acquisto dei prodotti
contrassegnati
come "molto tossici", "tossici"
e "nocivi" per la loro pericolosità. |
Questa è solo una piccola parte dei testi che vengono pubblicati nel
supplemento di Vita in Campagna dedicato a "i Lavori".
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Il mese di marzo, a cavallo tra la fine dell'inverno e l'inizio della
primavera, è particolarmente importante per i lavori nel vigneto. Dovrete
infatti concludere le operazioni di potatura invernale o potatura secca,
compresa la sistemazione dei pali e dei fili e le legature dei tralci, per
poi passare all'eventuale trinciatura dei sarmenti e alla distribuzione dei
concimi sia minerali che, eventualmente, organici.
Potatura secca o invernale. Nel vigneto familiare, per evitare il
rischio di danni da freddo, ma anche nelle aziende viticole medio-grandi,
per le quali è difficile reperire la manodopera, spesso in marzo non si è
ancora conclusa la potatura secca o invernale, che andrà pertanto
ultimata al più presto, cioè all'ingrossamento delle gemme che si preparano
al germogliamento.
I residui di potatura triturati in loco aumentano nel vigneto la sostanza
organica nel terreno. I residui di potatura nell'interfila vanno
sminuzzati con un trinciasarmenti e lasciati nel vigneto (VEDI
FOTO O),
poiché costituiscono un'importante fonte di sostanza organica; i residui
vanno asportati solo se è presente legno di grosso diametro fortemente
colpito da malattie del legno (mal dell'esca e eutipiosi).
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O- Vigneto. I tralci di potatura possono
essere trinciati unitamente all'erba presente e lasciati sul posto,
oppure vanno asportati e poi bruciati, ma con le dovute precauzioni |
La
trinciatura in genere riduce i tralci in piccole porzioni facilmente
degradabili dalla flora microbica del terreno, ma il legno di maggiori
dimensioni (proveniente da grosse branche o da parti di tronco) può restare
parzialmente integro, mantenere al suo interno i funghi patogeni e dunque
diventare fonte di diffusione della malattia per le piante sane contigue.
Per questo i ceppi disseccati a seguito delle malattie del legno vanno tolti
singolarmente e asportati prima di iniziare le potature del resto del
vigneto; questo legno non può essere accatastato ai bordi del vigneto, ma
deve essere distrutto (eventualmente bruciato) o allontanato.
Reinnestate ora le viti con marze ottenute dai vostri vigneti. Se
intendete reinnestare delle viti con marze prelevate dai vostri vigneti,
dovete asportare i tralci quando le gemme sono ancora in completo riposo;
non è possibile utilizzare marze con gemme già ingrossate o nella fase
cotonosa, perché ormai avviate al germogliamento e troppo delicate.
La manutenzione delle strutture di sostegno e la legatura dei tralci devono
essere effettuate prima del germogliamento. La manutenzione dei pali e
dei fili di ferro di sostegno alla vegetazione può essere avviata solo
quando tali strutture sono state liberate dal peso e dall'ingombro della
vegetazione dell'anno precedente. Al termine delle operazioni di potatura,
quindi, occorrerà verificare la presenza di eventuali rotture o anomalie
(pali inclinati, fili di ferro non più collegati ai pali, rotture dei
tiranti delle testate, ecc.) e porvi rimedio. Finito questo lavoro i fili di
ferro ed i tiranti dei pali di testata andranno rimessi in tensione.
Naturalmente questi lavori devono essere effettuati prima del germogliamento,
per evitare di danneggiare o asportare le gemme in ingrossamento o in
allungamento.
Anche in questo periodo continuano le operazioni di impianto dei nuovi
vigneti. La diffusione delle barbatelle paraffinate, che resistono bene
anche alla eventuale leggera disidratazione delle prime giornate calde
primaverili, ha permesso di spostare le operazioni d'impianto in un'epoca in
cui non si presentano importanti abbassamenti delle temperature e in cui i
terreni sono più facilmente praticabili. Le miti temperature di questo
periodo, poi, consentono un rapido avvio del germogliamento e contribuiscono
a garantire il buon attecchimento delle piante.
Non appena il terreno presenta le condizioni ottimali per l'affinamento
potete procedere con le ultime estirpature ed erpicature a cui seguirà
immediatamente l'impianto. Questi lavori di ultima preparazione, infatti,
devono essere affrontati solo a ridosso della messa a dimora delle
barbatelle, poiché, in caso di eventuali piogge, lo strato fine più
superficiale rallenterebbe notevolmente l'asciugamento del terreno e si
andrebbe a perdere la sofficità indotta dalla lavorazione.
Nel frattempo fate consegnare in azienda le barbatelle già prenotate; fino a
questo momento conveniva lasciarle presso il vivaista, che è in grado di
conservarle in cella a temperatura controllata evitando così germogliamenti
anticipati in caso di innalzamento delle temperature.
Nel terreno finalmente preparato potete procedere al "tracciamento" del
futuro vigneto, cioè al posizionamento dei picchetti che identificano la
disposizione dei filari.
Come realizzare il sesto di impianto di un vigneto. Il sesto di impianto
(distanze tra filare e filare e tra le barbatelle all'interno del filare) è
condizionato principalmente dalla meccanizzazione aziendale, dalla forma di
allevamento e dalla giacitura del terreno; l'orientamento dei filari,
invece, deve essere studiato in campo, soprattutto negli appezzamenti
collinari dove i cambi di pendenza o i confini irregolari rendono non sempre
immediata tale scelta.
È tempo di concimazioni primaverili. Nei vigneti di qualità la
concimazione deve essere intesa unicamente come uno strumento per
equilibrare lo sviluppo vegetativo delle piante e per restituire al terreno
gli elementi nutritivi asportati dalle produzioni. Le concimazioni
primaverili riguardano fondamentalmente l'apporto di azoto, importante
nei vigneti allevati con forme espanse, in quelli con sesti di impianto
larghi (meno di 2.000 ceppi per ettaro) o nei vigneti anche fitti ma con
scarsa vigoria legata a condizioni ambientali difficili (terreni poveri,
sassosi, siccitosi, ecc.); in tutti gli altri casi, la disponibilità di tale
elemento può essere garantita dalla presenza della sostanza organica
derivante dai sarmenti e dall'inerbimento dell'interfila. In marzo per la
concimazione azotata minerale potete distribuire dai 50 ai 100 kg di azoto
per ettaro, a seconda della vigoria del vigneto, che corrispondono a 1-2
quintali per ettaro di urea-46 o a 2-4 quintali per ettaro di nitrato
ammonico-26. Se intendete utilizzare concimi organici (ad esempio letame
pellettato), potete distribuire dai 20 ai 40 kg di azoto per ettaro e la
quantità da distribuire dipenderà dal titolo azotato del concime (indicato
come percentuale nell'etichetta).
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La legislazione vigente suddivide gli antiparassitari in relazione alla loro
tossicità per l'uomo e gli animali. I prodotti contrassegnati come "irritanti"
e "non classificati" sono acquistabili senza
"patentino", che invece è necessario per l'acquisto dei prodotti
contrassegnati
come "molto tossici", "tossici"
e "nocivi" per la loro pericolosità. |
Questa è solo una piccola parte dei testi che vengono pubblicati nel
supplemento di Vita in Campagna dedicato a "i Lavori".
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Anatra e oca. Le giovani anatre del
nuovo ciclo di allevamento hanno più di 5-7 settimane e possono essere
allevate all'aperto affinché portino a temine nel modo migliore la fase di
ingrasso (VEDI FOTO P). In questa fase dello sviluppo è
necessario che gli animali dispongano di almeno 15 metri quadrati di pascolo
per capo in modo da evitare un eccessivo degrado del prato. Se possibile,
potete turnare piccole superfici di prato per avere sempre a disposizione un
pascolo idoneo per gli animali. Ricordiamo che l'età ideale per destinare
alla mensa le anatre comuni è di 15 settimane (105 giorni), mentre per le
anatre mute e i mulard è di 18 settimane (126 giorni). Ai soggetti
all'ingrasso somministrate la miscela alimentare a volontà, già dalle prime
ore del mattino, così composta: farina di mais 40%, farina di estrazione di
soia 30%, crusca 17%, orzo 10%, integratore vitaminico-minerale 3%.
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P- Anatre. Le giovani anatre si possono allevare all'aperto
per portare a termine l'ingrasso |
In questo periodo le oche destinate all'ingrasso si giovano del
pascolo. Per salvaguardare il loro benessere abbiate l'accortezza di
riservare almeno 30 metri quadrati di prato per capo e di farle riposare
durante la notte in ambienti idonei. Ai soggetti all'ingrasso distribuite al
mattino abbondanti quantità di erbe e verdure. Per regolarvi sulle quantità
di alimento ricordate che un'oca di due settimane consuma al giorno circa
100 grammi di mangime e 150 grammi di foraggio fresco; a un mese di vita i
consumi sono di 200 grammi di mangime e 400 grammi di foraggio; in seguito
il consumo arriva a 250 grammi di mangime e 700 di foraggio.
La miscela alimentare deve essere distribuita solo a metà giornata o nel
pomeriggio e può essere così costituita: farina di mais 40%, farina di
estrazione di soia 30%, crusca 17%, orzo 10%, integratore
vitaminico-minerale 3%.
Colombo. In questo periodo l'attività
riproduttiva in colombaia è a pieno ritmo. Si consiglia di integrare
l'illuminazione giornaliera con luce artificiale. Per sostenere lo sforzo
riproduttivo è necessario mantenere in buona salute i riproduttori fornendo
ad essi sia un contenitore con della sabbia che la vaschetta per il bagno.
La distribuzione di erbe e verdure (scarti di cicoria, lattuga, ecc.)
contribuisce ad aumentare il livello di benessere degli animali. Se
possibile le granaglie devono essere distribuite in una mangiatoia a più
scomparti allo scopo di consentire la scelta dei semi più graditi. Una
miscela unica può invece essere così costituita: veccia 70%, pisello 10%,
mais 5%, frumento 5%, riso 4%, canapa 3%, miglio 3%.
Fate attenzione alla presenza della colibacillosi. La
colibacillosi è una malattia provocata da batteri, si trasmette per
ingestione di alimenti e acqua contaminati ed è favorita, oltre che da
errori alimentari, anche da uno sfavorevole andamento climatico, specie se
con frequenti sbalzi di temperatura, e da precarie condizioni igieniche. Gli
animali colpiti manifestano un'abbondante diarrea alternata a stitichezza.
In questo caso rivolgetevi al veterinario in quanto occorrono farmaci che
richiedono la sua prescrizione.
Gallina e pollo. Nel pollaio le galline
sono in piena deposizione. Verso fine di marzo individuate le galline che
depongono poche uova e destinatele all'ingrasso. Potete riconoscerle dalla
presenza di una pigmentazione della cute, della cresta e delle zampe di
colore più intenso (VEDI FOTO Q);
al contrario, quelle con una pigmentazione meno evidente sono le migliori
ovaiole. Una valida miscela alimentare per galline ovaiole è la seguente:
farina di mais 42%, crusca 23%, soia 20%, orzo 12%, integratore
vitaminico-minerale 3%.
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Q- Galline ovaiole. Le galline che depongono poche
uova presentano la cute, la cresta e le zampe di colore più intenso |
I polli all'ingrasso di 6-8 settimane di vita possono essere liberati
al pascolo. Per non incorrere in problemi sanitari abituateli alle
condizioni climatiche esterne con gradualità; con questo obiettivo vi
consigliamo di realizzare, adiacente alla pulcinaia, un parchetto esterno,
delimitato da pannelli in rete, grande quanto la pulcinaia stessa. Nei primi
3-5 giorni liberate gli animali per qualche ora verso mezzogiorno; solo dopo
questo periodo di ambientamento potete lasciare gli animali al pascolo per
l'intera giornata. Fino ai tre mesi di vita la razione alimentare deve
essere distribuita solo a metà giornata e alla sera. Al mattino gli animali
devono invece trovare le mangiatoie vuote in modo da essere costretti a
pascolare in cerca di erbe prative e semi. La miscela alimentare può essere
così costituita: farina di mais 45%, farina di estrazione di soia 25%,
crusca 17%, orzo 10%, integratore vitaminico-minerale 3%.
Controllare le verminosi. In questo periodo sono frequenti le
verminosi. Gli animali colpiti presentano alcuni sintomi caratteristici:
dimagrimento, penne arruffate, diarrea, calo della deposizione. In questo
caso è necessario rivolgersi al veterinario in quanto occorrono farmaci che
richiedono la sua prescrizione.
Coniglio. In questo periodo nella
conigliera l'attività riproduttiva procede a pieno ritmo e le nidiate si
susseguono numerose. Dopo lo svezzamento i conigli devono essere
trasferiti nei box a terra per l'ingrasso (VEDI
FOTO R). Ai
riproduttori distribuite il mangime al mattino e il fieno alla sera. Così
facendo gli animali usufruiscono all'inizio della giornata di una buona
razione energetica costituita dai concentrati, mentre di sera assumono la
fibra costituita dal fieno. In questo modo si sfrutta al meglio la capacità
digestiva del coniglio, migliorando le produzioni e aumentando il benessere
degli animali.
Consigliamo la vaccinazione contro la malattia X. Per la vaccinazione
contro la malattia X, detta anche malattia emorragica virale,
rivolgetevi al veterinario.
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R- Conigli. Dopo lo svezzamento i conigli
devono essere trasferiti nei box a terra per l'ingrasso |
Maiale. Chi intende praticare l'ingrasso
del maiale a marzo (se già non l'ha fatto nel mese di febbraio) deve
procedere all'acquisto di soggetti giovani. I maialini vanno acquistati a un
peso di 30-35 kg, possibilmente appartenenti alla stessa nidiata per ridurre
lo stress da trasferimento, e vanno allevati su paglia per circa due mesi
sino al raggiungimento del peso di kg 50. Tale peso viene raggiunto dopo
circa due mesi di allevamento.
Dopo l'acquisto i maialini devono rimanere rinchiusi nel ricovero per almeno
7-10 giorni affinché si instauri la gerarchia nel gruppo e si abituino al
nuovo ambiente. Dopo questo periodo i maialini possono essere liberati al
pascolo, avendo però cura di abituarli gradualmente alle temperature
esterne. Questo è possibile lasciando gli animali all'aperto solo per 2-3
ore il primo giorno e aumentando nei giorni successivi di 1-2 ore la loro
permanenza all'aperto. Dopo circa una settimana di ambientamento fatta in
questo modo i maialini possono essere lasciati con sicurezza sempre al
pascolo.
I soggetti all'ingrasso vengono alimentati con la seguente miscela: cereali
aziendali 45%, nucleo 40%, cruschello di grano 15%.
È obbligatoria la vaccinazione contro la malattia di Aujeszky.
Ricordiamo che è obbligatoria la vaccinazione dei suini sotto i 30 kg contro
la malattia di Aujeszky, rivolgetevi al veterinario.
Pecora e capra. Negli allevamenti da latte
tutte le pecore hanno già partorito e di conseguenza si trovano in
piena lattazione. Gli animali da latte vanno munti due volte al giorno.
Negli allevamenti da carne, se non controllate gli animali durante la
mungitura, dovete farlo sia durante la somministrazione degli alimenti (se
qualche animale durante la somministrazione del mangime non si avvicina alla
greppia potrebbe avere dei problemi) che all'uscita e al ritorno dal
pascolo.
In questo periodo gli arieti si devono tenere separati dal gregge per
prepararli alla stagione delle monte. Tutti gli agnelli destinati alla
mensa, dai due mesi di vita, vanno tenuti in box separati dalla madre e
alimentati con ottimo foraggio e un'integrazione di cereali (mais, soia e
orzo). Durante i primi giorni di separazione, alle madri somministrate
foraggio di scarsa qualità e sospendete la distribuzione di mangime per fare
in modo che cessi del tutto la produzione di latte.
La stagione comincia a essere favorevole al pascolo. Dopo un lungo
periodo di alimentazione secca, il rumine deve essere gradualmente abituato
al cambio di alimentazione. Per le prime settimane è meglio garantire
l'accesso al pascolo per massimo un paio di ore al giorno e solo dopo aver
somministrato in stalla abbondante foraggio (VEDI
FOTO S). I
soggetti in lattazione devono ricevere un'integrazione costituita da una
miscela di cereali (400 grammi capo/giorno) con l'aggiunta di 5 grammi di
lievito di birra a uso zootecnico. Dopo circa un mese di adattamento gli
animali possono rimanere al pascolo l'intera giornata.
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S- Pecore. Gli animali prima di uscire al
pascolo devono ricevere un'abbondante razione di foraggio |
In questo periodo solo le capre ritardatarie devono ancora partorire.
Se in autunno avete segnato le date dei "salti", dovreste sapere
indicativamente quando aspettare le ultime nascite (dopo 5 mesi). Ponete la
massima cura e attenzione ai capretti nati in questo periodo perché
vengono alla luce in un ambiente meno pulito rispetto a quello trovato dai
primi nati. Una buona abitudine può essere quella di isolare le capre che
ancora devono partorire in un box con lettiera nuova e asciutta. La
maggior parte del gregge è nel picco di lattazione, che si verifica a
quaranta giorni dal parto (per le capre al primo parto dieci giorni più
tardi), e può con gradualità riprendere il pascolo: assicuratevi che gli
animali prima di uscire abbiano già ingerito in stalla fieno per riabituare
gradualmente il rumine agli alimenti verdi.
Evitate di far pascolare le capre nelle prime ore del mattino.
Ricordatevi di evitare il pascolo nelle prime ore del mattino quando la
rugiada copre tutto il manto erboso: ingerire erba bagnata porta a gravi
danni di meteorismo ruminale (fermentazioni con accumulo di aria).
Se non lasciate i capretti con le madri, a intervalli regolari
(possibilmente ogni dodici ore) effettuate la mungitura. È opportuno
eliminare i primi schizzi di latte per verificare lo stato di salute della
mammella e per scartare quel latte che, rimanendo molte ore nel capezzolo
(tra una mungitura e l'altra) ha un'alta carica batterica. Nelle capre il
lavaggio della mammella prima della mungitura non è indispensabile (basta
usare della carta a perdere per pulire bene i capezzoli prima di attaccare
il gruppo di mungitura o di procedere con quella manuale).
Ecco cosa fare se i capretti vengono lasciati con la madre. Se i
capretti vengono lasciati con la madre, è bene, dalla sesta settimana di
vita, separarli nelle ore notturne per avviarli gradualmente allo
svezzamento. Dalla terza settimana di vita tutti i capretti devono avere a
disposizione acqua, fieno di ottima qualità e un mangime da svezzamento. Per
i capretti svezzati artificialmente, oltre a tenere la lettiera pulita e
asciutta, ricordatevi di somministrare il latte alla giusta temperatura (37
°C).
In questo periodo, infine, i becchi vanno tolti dal gregge e messi in
strutture separate.
Quale razione somministrare alle capre in lattazione. Per le capre in
lattazione la razione deve basarsi prevalentemente sull'utilizzo di foraggi
aziendali da somministrare a volontà. È necessaria inoltre un'integrazione
di concentrati costituita da granella di mais intera (50%) e mangime per
capre in lattazione (50%) più fieno di erba medica.
Distribuzione
del lavoro nei piccoli allevamenti in una giornata-tipo della metà di
marzo
Venerdì 15 marzo il sole sorge alle ore 76.22 e tramonta alle ore 18.16
In queste note vi indichiamo le ore del giorno in cui eseguire i principali
lavori
per gli avicoli all’ingrasso, le galline ovaiole e i conigli, al fine di
operare
nei momenti migliori e di utilizzare al meglio le ore di luce disponibili.
Avicoli all’ingrasso. Ore 8-8.30: liberare gli animali al pascolo.
Ore 12-12.30: distribuire
l’alimentazione. Tramonto: rinchiudere gli animali nel ricovero.
Galline ovaiole. Ore 8-8.30:
raccogliere le uova. Ore 12-12.30:
raccogliere
le uova e distribuire l’alimentazione. Tramonto: rinchiudere gli animali nel
ricovero.
Conigli. Ore 8-8.30: controllare i nidi e distribuire
l’alimentazione. Tramonto:
controllare i nidi e distribuire l’alimentazione.
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Questa è solo una piccola parte dei testi che vengono pubblicati nel
supplemento di Vita in Campagna dedicato a "i Lavori".
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