Un terreno fertile e ben preparato è il segreto di un trapianto riuscito. Scopri come lavorare il suolo, concimarlo e sfruttare i biostimolanti a base di alghe per piante sane e vigorose
Un buon trapianto non dipende solo dalla qualità delle piantine, ma anche — e forse soprattutto — dalla fertilità del suolo che le accoglierà. Un terreno soffice, ricco di sostanza organica e ben strutturato è la prima garanzia di un attecchimento rapido e di una crescita vigorosa.
Perché la fertilità del suolo è così importante
Quando una piantina viene messa a dimora, le sue radici subiscono inevitabilmente un trauma: migliaia di sottili peli radicali, specializzati nell’assorbimento di acqua e nutrienti, vengono danneggiati. In un terreno fertile e ben lavorato, la piantina riesce a rigenerare rapidamente l’apparato radicale e a riprendere la crescita. In un suolo compatto, povero o mal drenato, invece, lo stress post-trapianto si prolunga, indebolendo la pianta e rendendola più vulnerabile a malattie e parassiti.
Come preparare il terreno prima del trapianto
Il momento ideale per distribuire letame o compost è l’autunno, così il materiale organico ha tutto l’inverno per integrarsi nel suolo e migliorarne la struttura. Tuttavia, non tutti riescono a organizzarsi con così largo anticipo. In questo caso, è utile sapere che le possibilità non sono esaurite.
Tutto dipende dal tipo di materiale organico a disposizione:
- Letame fresco (meno di 3 mesi di maturazione): va interrato almeno 3-4 mesi prima del trapianto. Usato a ridosso della messa a dimora, potrebbe bruciare le radici delle piantine
- Letame maturo (almeno 9-10 mesi) e compost ben maturo: possono essere distribuiti anche in prossimità del trapianto, interrandoli con le lavorazioni superficiali di affinamento del terreno
- Letame essiccato o in pellet: disponibile in commercio in sacchi, si può usare praticamente in qualsiasi momento, anche poco prima del trapianto, rispettando le dosi indicate in etichetta
In tutti i casi, la dose consigliata è di 3-5 kg per metro quadrato, da interrare in profondità (25-35 cm) durante i lavori di fondo. In terreni particolarmente poveri o sfruttati, è utile integrare la concimazione organica con concimi granulari bilanciati (NPK), distribuiti poco prima del trapianto.
Un alleato in più: i biostimolanti a base di alghe
Anche per gli hobbisti esistono oggi soluzioni semplici ed efficaci per supportare le piante nelle fasi più delicate. Tra queste, i biostimolanti a base di alghe marine — come l’Ascophyllum nodosum — sono particolarmente indicati al momento del trapianto. Grazie al loro contenuto di ormoni vegetali, aminoacidi e antiossidanti naturali, stimolano lo sviluppo dell’apparato radicale, aiutando la piantina a superare lo stress da trapianto e a riprendere vigore più rapidamente. Questi prodotti, di origine 100% naturale, si trovano facilmente in commercio, sono semplici da usare — per irrigazione al piede o irrorazione fogliare — e si integrano perfettamente con una buona concimazione organica.




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