Come prendersi cura del prato in primavera

prato-primavera-taglio-irrigazione-concimazione-carotatura-vita-in-campagna-il-verde-riparte-01
18 marzo 2019

Alla ripresa vegetativa del tappeto erboso ci sono dei lavori da eseguire con regolarità e altri una tantum

Taglio, irrigazione e concimazione del prato

Il taglio del prato è il lavoro più importante da eseguire nel periodo primaverile. Va eseguito regolarmente, indicativamente una volta alla settimana, in modo da stimolare la crescita dell’erba e ottenere così un bel tappeto erboso. Nel caso di prati formati da erbe fini (come Agrostis e Poa) l’altezza di taglio deve essere di 2-3 cm; per quelli costituiti da specie con steli più grossolani (come Festuca e Lolium) l’altezza di taglio va invece regolata sui 3,5-4,5 cm. Un taglio corretto non deve comunque asportare più di un terzo della lunghezza degli steli dell’erba. L’altezza di taglio va alzata del 25%-30% nei mesi più caldi, sia per impedire che il sole danneggi la delicata zona di crescita dell’erba che per ridurre l’eccessiva evaporazione dell’acqua. 

Il fabbisogno idrico nei mesi primaverili nelle regioni Centro-Settentrionali è pari a 2-3 litri d’acqua per metro quadrato al giorno; nelle regioni mediterranee e nelle isole è invece di 4-5 litri. Detto questo, irrigate ogni 3-4 giorni facendo penetrare l’acqua sino a 15-20 cm di profondità, per stimolare le radici a crescere verso il basso: più saranno profonde, meno soffrirà l’erba nel caso di un’improvvisa siccità.

Se in marzo non avete ancora eseguito la prima concimazione della stagione, nel caso il prato sia costituito da microterme, cioè da specie che iniziano a vegetare quando la temperatura si aggira sui 12-15 °C, come Lolium, Poa, Festuca e Agrostis, entro aprile concimate; nel caso il tappeto erboso sia invece costituito da macroterme, cioè da specie che richiedono dai 15 ai 20 °C per iniziare a vegetare, come Cynodon dactylon, Stenotaphrum secundatum, Paspalum vaginatum e Zoysia japonica eseguite la concimazione a fine aprile-maggio. Somministrate in entrambi i casi un prodotto granulare a lenta cessione seguendo dosi e modalità indicate in etichetta. Utilizzate preferibilmente un apposito carrellino spargiconcime e fate seguire sempre una breve irrigazione dopo l’operazione per evitare possibili bruciature all’erba.

L’importanza di far «respirare» il prato

Con la sfeltratura si elimina quella barriera che ostacola la penetrazione dell’acqua e degli elementi nutritivi nel terreno e impedisce gli scambi gassosi. Il feltro, infatti, è quello strato di sostanza organica indecomposta, costituita da materiale vegetale vivo e morto (radici, stoloni, rizomi, fusti, foglie, residui del taglio ecc.) che si frappone tra il terreno e la parte verde del tappeto erboso; se il suo spessore supera i 5-6 mm si deve procedere alla sua asportazione, effettuando l’arieggiatura per mezzo di apposite attrezzature.

Altra operazione consigliata, per decompattare il terreno, è la carotatura. Questa operazione consiste nel realizzare dei fori verticali profondi 10-15 centimetri per far arrivare l’aria in profondità. Il singolo organo che esegue il foro è denominato «fustella» e può essere pieno (il foro eseguito non decompatta il terreno) o cavo; in quest’ultimo caso dal terreno viene estratto un cilindro di terra con aumento dell’effetto decompattante. Questa operazione ammorbidisce così il suolo circostante i fori, creando spazi e aperture che facilitano l’assorbimento di acqua, aria ed elementi nutritivi da parte delle radici.

Vuoi restare sempre aggiornato sulle ultime novità di Vita in Campagna?
ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER