Zanzare sempre più resistenti: quando gli insetticidi non bastano più

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la Redazione
4 giugno 2026

Ogni estate si ripete lo stesso rituale: trattamenti sul giardino, nebulizzatori accesi, prodotti sparsi ovunque. Eppure le zanzare — imperterrite — continuano a pungere. Non è sfortuna. È genetica.

Come nasce la resistenza

Le popolazioni di zanzare presentano una naturale variabilità genetica: tra milioni di individui, alcuni nascono già con mutazioni che li rendono meno vulnerabili agli insetticidi. Quando trattiamo un’area con un piretroide — la classe di principi attivi oggi più usata, dagli spray da giardino ai trattamenti pubblici — gli individui sensibili muoiono, ma i pochi resistenti sopravvivono e si riproducono. Generazione dopo generazione, questi geni si diffondono nell’intera popolazione. È la selezione naturale che lavora contro di noi, accelerata dal nostro stesso uso massiccio di chimica.

Il caso italiano

Nel 2017 uno studio pubblicato su Pest Management Science ha documentato per la prima volta la resistenza ai piretroidi in popolazioni adulte di zanzara tigre (Aedes albopictus) in Italia. Alcune popolazioni — in particolare in Emilia-Romagna, Veneto, Lazio e Puglia — mostravano una ridotta suscettibilità alla permetrina e all’alfa-cipermetrina. Non a caso, si trattava delle aree dove i trattamenti adulticidi erano stati più intensivi e prolungati. Certe popolazioni ferraresi hanno fatto registrare mortalità inferiori al 70% dopo esposizione all’insetticida: una soglia che gli scienziati considerano già resistenza conclamata.

Un circolo che si chiude sempre più stretto

C’è un secondo problema, che si somma al primo. I trattamenti chimici ad ampio spettro non colpiscono solo le zanzare: decimano gli insetti utili — coccinelle, sirfidi, predatori naturali degli afidi — e impoveriscono la catena alimentare di chi sulle zanzare si nutre, dai ragni alle libellule, fino ai pipistrelli. Il risultato è un ambiente più fragile, meno capace di autoregolarsi. La chimica, in altre parole, tende a creare la propria necessità: una volta venuto meno l’equilibrio naturale, il trattamento successivo diventa meno una scelta e più un obbligo. E intanto le zanzare, selezionate dalla stessa pressione chimica, diventano ogni anno un po’ più difficili da abbattere.

Attirare per catturare, senza veleni

La ricerca sul comportamento delle zanzare ha aperto negli ultimi anni una strada diversa. Le zanzare trovano i loro ospiti seguendo segnali precisi: anidride carbonica, calore corporeo, sostanze chimiche emesse dalla pelle. Trappole progettate per imitare questi segnali riescono ad attirare e catturare le zanzare senza ricorrere ad alcun principio attivo chimico. Alcune agiscono sulla femmina adulta in cerca di sangue, altre intercettano i siti di deposizione delle uova, interrompendo il ciclo riproduttivo prima ancora che inizi. L’approccio non è nuovo: è in uso da anni in ambito scientifico e professionale. Oggi è disponibile anche per chi vuole semplicemente godersi il giardino senza dover scegliere tra le punture e la chimica.

Eliminare i ristagni d’acqua resta comunque la prima e più efficace misura: è lì che tutto comincia, e nessuna zanzara potrà mai sviluppare resistenza a un sottovaso vuoto.

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