Orto: la perdita di fertilità del terreno compattato

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la Redazione
13 novembre 2017

Il venir meno della porosità del suolo crea un ambiente asfittico, povero di ossigeno e soggetto a ristagno d’acqua, inadatto alla vita delle piante. Ecco come rimediare

Un terreno viene definito «compattato» quando è soggetto a una riduzione duratura della porosità dovuta a compressione. Con «porosità» si indica la percentuale di spazi vuoti (cioè canali, detti anche «pori») presenti in un dato volume di terreno; questi spazi vuoti possono essere canali stretti (micropori) o canali larghi (macropori).

Un’equilibrata presenza di entrambi i tipi di canali è fondamentale affinché il terreno possa essere fertile e ospite di vita. Infatti, sia i micropori che i macropori sono esplorati dalle radici alla ricerca di acqua, principi nutritivi e aria. La scarsa presenza di ossigeno nello strato esplorato dalle radici impedisce ai microrganismi di trasformare le sostanze nutritive (azoto, fosforo, potassio e altri elementi) contenute nei concimi in una forma chimica assimilabile dalle piante. La penuria d’ossigeno impedisce inoltre alle radici di produrre l’energia necessaria all’assorbimento dei nutrienti.

Come rigenerare un terreno compattato

Nel caso di una piccola superficie come quella di un orto familiare, la prima operazione utile a rigenerare un terreno compattato è quella d’intervenire con una forca a denti piatti (vanga a forca), da infilare completamente nel suolo, quando è moderatamente secco: tirando verso di sé il manico, compiendo un angolo di 45°, i denti della forca smuovono il terreno, producendo delle fratture che contribuiscono a ridurre le dimensioni delle zolle compattate. Si procede «pettinando» più volte il terreno con una forca a denti curvi per sbriciolare le zolle di terra fino alle giuste dimensioni. Successivamente è necessario concimarlo ogni anno con fertilizzanti di qualità che abbiano una buona resa in humus.

Infine, per il decompattamento di un terreno è consigliato programmare l’avvicendamento delle colture inserendo in ciascuna parcella, ogni 2-3 anni, un erbaio da sovescio. Le radici di un buon miscuglio sono capaci di decompattare il terreno in profondità e di sbriciolare le zolle nei primi 20-30 cm che, grazie a milioni di ramificazioni, penetrano e si ingrossano nelle crepe delle zolle riducendone le dimensioni. Inoltre, la presenza di grandi masse di radici attira una moltitudine di organismi terricoli che perfezionano l’intervento rigenerativo del suolo, scavando tante gallerie nelle zolle compattate.


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