Trapianti di marzo nell’orto: attenzione ai ristagni e al rischio di fusariosi

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la Redazione
9 marzo 2026

A marzo si trapianta, ma un terreno fradicio o compattato fa più danni della pioggia. Come prevenire ristagni, fusariosi e perdita di piantine

Marzo è il mese in cui l’orto riparte, ma è anche il mese in cui si sbaglia più facilmente. Un terreno ancora freddo, bagnato e poco arieggiato rallenta l’attecchimento e apre la strada ai marciumi. La regola pratica è semplice: se la terra si attacca alla vanga, non è ancora il momento giusto.

In molte zone a marzo si possono mettere a dimora lattughe, cicorie, cipolle, porri, fragole e cavoli primaverili. Al Nord conviene aspettare la seconda metà del mese.

Quando una piantina deperisce dopo la pioggia, la colpa non è dell’acqua

Perdere piantine dopo una pioggia è comune, ma la causa quasi mai è l’acqua in sé. Più spesso entrano in gioco terreno compattato, ristagno al colletto e irrigazioni eccessive nei primi giorni. La prima difesa è agronomica: aiola ben sistemata, suolo soffice, nessuna conca che trattiene acqua. Chi ha terreni pesanti farebbe bene a coltivare su aiuole rialzate di 10-15 cm.

La fusariosi è un rischio reale, ma soprattutto nei terreni già contaminati

La fusariosi, causata da funghi del genere Fusarium, persiste nel suolo per anni e raggiunge la pianta attraverso le radici o piccole ferite, ostacolando il trasporto di acqua e nutrienti fino al disseccamento. Il rischio è maggiore quando si usano piantine deboli, si trapianta dove ci sono già stati avvizzimenti anomali o si spostano terra e attrezzi da zone infette. Sul piano preventivo bastano poche regole: piantine sane, rotazione delle colture almeno ogni tre o quattro anni, irrigazioni moderate e attenzione a non ferire radici e colletto durante la messa a dimora. Se compaiono avvizzimenti inspiegabili, togliere subito la pianta con il suo pane di terra.

La zeolite cubana come corroborante di supporto

Tra i prodotti utilizzabili in questa fase c’è la zeolite cubana di SBM Life Science, polvere di roccia di origine naturale proposta come corroborante utilizzabile in agricoltura biologica. Il suo ruolo non è quello di curare una fusariosi già insediata nel terreno o nei tessuti della pianta, ma di offrire una protezione superficiale di supporto. Distribuita sulla vegetazione, forma una sottile patina minerale che contribuisce a rendere meno persistente l’umidità sulle parti aeree e a creare condizioni meno favorevoli ad alcuni problemi superficiali di natura fungina.

Il suo impiego può risultare interessante anche più avanti nella stagione. La copertura minerale, infatti, può accompagnare la coltura nei periodi più umidi e in quelli più stressanti, compresi i mesi caldi, quando la pianta è sottoposta a maggiore affaticamento. Anche nei confronti di alcuni insetti, come le cimici, il suo effetto va letto soprattutto in chiave di barriera e di disturbo, più preventiva che curativa. In altre parole, non sostituisce le buone pratiche agronomiche e non va considerata una soluzione unica, ma può entrare utilmente in una strategia di difesa leggera e continuativa, sempre seguendo le indicazioni riportate in etichetta.

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