Progettare un giardino mediterraneo sostenibile significa unire bellezza e biodiversità. Scopri come gestire acqua e specie locali per un'oasi verde
Realizzare un giardino sostenibile oggi non è solo una scelta estetica, ma un dovere ambientale imprescindibile. L’esperienza di un agronomo vicino al Parco Nazionale del Circeo illustra come trasformare un ettaro di terreno degradato in un’oasi a basso impatto. Il progetto, iniziato nel 2000, ha affrontato la sfida di un lotto invaso da canne, rovi e acacia, ma caratterizzato dalla presenza di querce da sughero e canali di bonifica storici.
La sostenibilità moderna supera il concetto di pura bellezza per abbracciare la biodiversità e la resilienza ai cambiamenti climatici. Un giardino deve essere un’estensione armoniosa della casa che dialoga con l’ambiente naturale, offrendo rifugio a insetti pronubi come le api, favorite dalla fioritura delle robinie lasciate strategicamente sul posto. Il cuore del progetto è stato la sostituzione graduale di specie esotiche, come gli imponenti eucalipti alti oltre 30 metri, con essenze locali fornite dal vivaio del Parco o autoprodotte.
La gestione dell’acqua rappresenta il fattore critico in un contesto mediterraneo. Su un suolo sabbioso, il rischio di stress idrico è elevatissimo; pertanto, l’impianto di irrigazione è stato progettato dividendo la superficie in macroaree omogenee per esposizione e necessità idriche. L’uso di microgetti ha permesso una distribuzione ottimale, evitando le dispersioni tipiche dell’erogazione puntiforme sulla sabbia.
Oggi, a distanza di oltre vent’anni, il giardino ha raggiunto il suo equilibrio: molti settori irrigui sono stati disattivati poiché le piante adulte sono ormai affrancate e integrate nel microclima locale. Un risultato che unisce benessere personale e salute dell’ecosistema circostante.




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