A marzo le piante da frutto riprendono vigore. Ecco come intervenire subito con le prime cimature e sfemminellature per orientare la produzione e favorire frutti più grandi e sani
Marzo rappresenta la finestra temporale conclusiva per completare la potatura di produzione nel frutteto. Con il progressivo risveglio vegetativo delle piante, il tempo a disposizione si accorcia rapidamente: intervenire entro la fine del mese, possibilmente prima della fioritura, è fondamentale per non compromettere la stagione produttiva.
La potatura di produzione ha lo scopo di mantenere un corretto equilibrio tra la vegetazione e la fruttificazione, rinnovare gradualmente il legno produttivo e garantire una buona penetrazione della luce all’interno della chioma. Prima di mettere mano alle forbici, è sempre consigliabile allontanarsi di qualche passo dalla pianta, studiarla con attenzione e pianificare i tagli da effettuare immaginando la struttura finale a lisca di pesce: branca diritta, leggera in punta e ben rivestita alla base, con rami laterali di pezzatura decrescente dal basso verso l’alto.
Un aspetto spesso sottovalutato riguarda i danni da gelo: se le temperature rigide di febbraio potrebbero aver compromesso le gemme a fiore, è bene verificarne la vitalità prima di procedere. Un metodo semplice consiste nel percuotere le branche e ascoltare quante gemme cadono a terra. In caso di danni evidenti, è preferibile rimandare i tagli più importanti alla fioritura, quando sarà più chiaro quante gemme sono sopravvissute.
Per le pomacee come melo e pero, la potatura di produzione punta a mantenere una chioma equilibrata, eliminando i rami in sovrannumero, i succhioni e le cosiddette «catene» di rami che superano i cinque anni di età. Una regola pratica da tenere a mente: non rimuovere mai più del 30% della chioma in un solo intervento, per non alterare l’equilibrio della pianta. Sui rami da conservare, evitate di cimare le punte: nel melo, ad esempio, la gemma apicale è solitamente una gemma mista, responsabile della produzione dei frutti.
Per le drupacee come pesco, nettarina e albicocco, la regola d’oro è non cimare mai i rami dell’annata: questa pratica, purtroppo ancora diffusa tra i coltivatori hobbisti, stimola inutili ricacci vegetativi e riduce la produzione. Meglio invece eliminare i succhioni verticali, sfoltire le parti terminali delle branche e lasciare i rami misti, i brindilli e i mazzetti di maggio che costituiranno la base produttiva della stagione.
Ricordate infine che una buona potatura invernale non sostituisce, ma prepara il terreno per i successivi e indispensabili interventi di potatura verde in primavera-estate.




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