Scopri come trasformare un terreno degradato in un giardino mediterraneo sostenibile, valorizzando le specie locali e ottimizzando l'uso dell'acqua
Realizzare un giardino sostenibile oggi non è solo un esercizio estetico, ma una scelta necessaria per rispondere ai cambiamenti climatici e tutelare la biodiversità. Un progetto significativo in tal senso è quello avviato nel 2000 su un terreno di circa un ettaro a ridosso del Parco Nazionale del Circeo, a Latina. Inizialmente, il lotto appariva fortemente degradato, invaso da specie infestanti come rovi e canne comuni, ma custodiva al contempo preziose querce da sughero spontanee e un antico canale di bonifica.
Il primo passo della trasformazione è stato il contenimento delle specie invasive per fare spazio alla flora locale. Sebbene alcune robinie siano state mantenute per favorire le api durante la fioritura, si è proceduto alla rimozione graduale degli eucalipti rossi. Questi alberi, alti oltre 30 metri, rappresentavano un rischio per la sicurezza ma hanno offerto una risorsa energetica preziosa: la loro legna ha alimentato per anni il termocamino domestico, riducendo l’uso di fonti fossili. Al loro posto sono state messe a dimora essenze locali come cisto e ginestra, fornite dal vivaio del Parco.
La progettazione ha seguito criteri di efficienza idrica, fondamentali in un ambiente mediterraneo con suolo sabbioso. La superficie è stata divisa in macroaree omogenee e l’irrigazione è stata affidata a microgetti, preferiti al sistema a goccia per garantire una bagnatura più efficace sulla sabbia. Grande attenzione è stata data all’estetica funzionale: percorsi profumati con gelsomini e glicini si alternano ad aree di sosta con sedute in legno naturale di eucalipto.
L’articolo completo è stato pubblicato sul numero 2/2024 di Vita in Campagna




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