Creare un giardino mediterraneo: l’estetica della sostenibilità

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la Redazione
21 gennaio 2026

Scopri come trasformare un terreno degradato in un giardino mediterraneo sostenibile, valorizzando le specie locali e ottimizzando l'uso dell'acqua

Realizzare un giardino sostenibile oggi non è solo un esercizio estetico, ma una scelta necessaria per rispondere ai cambiamenti climatici e tutelare la biodiversità. Un progetto significativo in tal senso è quello avviato nel 2000 su un terreno di circa un ettaro a ridosso del Parco Nazionale del Circeo, a Latina. Inizialmente, il lotto appariva fortemente degradato, invaso da specie infestanti come rovi e canne comuni, ma custodiva al contempo preziose querce da sughero spontanee e un antico canale di bonifica.

Il primo passo della trasformazione è stato il contenimento delle specie invasive per fare spazio alla flora locale. Sebbene alcune robinie siano state mantenute per favorire le api durante la fioritura, si è proceduto alla rimozione graduale degli eucalipti rossi. Questi alberi, alti oltre 30 metri, rappresentavano un rischio per la sicurezza ma hanno offerto una risorsa energetica preziosa: la loro legna ha alimentato per anni il termocamino domestico, riducendo l’uso di fonti fossili. Al loro posto sono state messe a dimora essenze locali come cisto e ginestra, fornite dal vivaio del Parco.

La progettazione ha seguito criteri di efficienza idrica, fondamentali in un ambiente mediterraneo con suolo sabbioso. La superficie è stata divisa in macroaree omogenee e l’irrigazione è stata affidata a microgetti, preferiti al sistema a goccia per garantire una bagnatura più efficace sulla sabbia. Grande attenzione è stata data all’estetica funzionale: percorsi profumati con gelsomini e glicini si alternano ad aree di sosta con sedute in legno naturale di eucalipto.

Oggi, dopo oltre vent’anni, il giardino ha raggiunto la piena maturità. Molti settori irrigui sono stati disattivati poiché le piante adulte vivono ormai in equilibrio con le precipitazioni locali. Il risultato è un’oasi di benessere che rigenera l’ecosistema e dimostra come la bellezza possa convivere con la razionalità ecologica.

L’articolo completo è stato pubblicato sul numero 2/2024 di Vita in Campagna

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