La vita a Craviasco: semplice e con uno sguardo al passato

Monti2
20 agosto 2018

Ringraziamo Silvana Crosso che ha condiviso con noi un veloce sguardo su Craviasco, in Liguria, dove vive il padre Carletto

«Craviasco, sui monti di Lumarzo (Genova), il paesino dove vive mio padre è in un certo qual modo fermo nel tempo. Ci sono pochissimi abitanti, per lo più persone che sono nate e vissute lì o che, come mio padre, ci sono tornate per godersi gli anni della pensione. Qui si coltiva per passione, per cultura, a volte per portare avanti una tradizione che dura da generazioni. Non esistono bar o ritrovi, semplicemente, senza neanche darsi appuntamento, si ci ritrova davanti a casa di qualcuno e si comincia a parlare di oggi e di ieri, si cammina per il bosco e si ricorda di quando i «vecchi» lo tenevano pulito e facevano il fieno per le mucche. Si guarda il paesino sito nel monte davanti e si racconta a chi ha voglia di ascoltare di come non fossero necessarie le auto per arrivare là ma solo gambe buone, di come i vecchi durante la guerra affrontassero i continui raid tedeschi o di come i bambini partissero da casa la mattina con un ciocco di legna sottobraccio da portare a scuola e bruciare nella stufa per il benessere di tutti. I nostri nonni facevano parte di una generazione in cui avere un po’ di terra e del bestiame era considerato un grande privilegio che non andava sprecato e ognuno faceva la propria parte, sia che fossero uomini, donne o bambini.

Strada per CraviascoGli inverni a Craviasco, sopratutto se piovosi, possono essere tediosi per gli abitanti del paese ma non appena esce il sole si trova qualcosa da fare e le giornate si concludono sempre davanti al fuoco delle stufe. Come per la maggior parte dei paesini italiani ci sarebbe tanto da raccontare ma, poiché ai lettori di Vita in Campagna interesseranno di più i metodi di coltivazione, posso dire che a Craviasco non si usano poi tante cose: la terra si zappa a braccia laddove non è possibile il passaggio con una motozappa, si arricchisce con polvere di lana, un pochino di concime e un po’ di stallatico. Alcuni ortaggi necessitano un aiuto in più per proteggersi dalle malattie e di solito si usa il verderame. L’ottima esposizione al sole ci regala ogni anno verdure gustose e delicate, dal sapore dolce e penso che il fatto che l’acqua usata per gli orti sia di fonte, e pertanto priva di agenti chimici, sia in parte responsabile.»

L’orto orgoglio di papà Carletto

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