Fine febbraio è il momento giusto per potare i rosai rifiorenti al Nord. Scopri come intervenire correttamente su ogni tipologia, dal cespuglio al rampicante, per garantire fioriture abbondanti
La fine di febbraio segna, per i giardinieri del Nord Italia, il momento ideale per potare i rosai rifiorenti. Intervenire ora — quando il rischio di gelate prolungate si riduce ma la pianta non ha ancora ripreso a vegetare — garantisce fioriture abbondanti e piante sane. Rose antiche, sarmentose e botaniche non vanno toccate: per loro la potatura si è già svolta a giugno.
Rosai a cespuglio (ibridi di Tea, floribunda, coprisuolo). Prima di tutto pulite l’arbusto eliminando rami morti, malati o rivolti verso l’interno della chioma. Sugli ibridi di Tea accorciate di due terzi i rami dell’anno, conservando tre-cinque rami principali. Sulle floribunda intervenite più lievemente, accorciando solo di un quarto. I coprisuolo richiedono una potatura intensa solo ogni tre-quattro anni.
Rosai rampicanti (rami rigidi, fioriscono sul legno dell’anno precedente). Accorciate i rami principali di circa un terzo e quelli secondari della metà. Ogni due anni eliminate il ramo più vecchio tagliandolo fino a un giovane getto basale. Legate i nuovi rami ai sostegni il più possibile paralleli al terreno.
Rosai sarmentosi (rami flessibili, fioriscono una sola volta). Non vanno potati ora: il loro intervento si esegue a giugno, subito dopo la fioritura, eliminando i rami che hanno portato fiori e lasciando quelli nuovi.
Il taglio giusto: sempre obliquo, a 6-8 mm sopra una gemma rivolta verso l’esterno. Cesoie ben affilate e mastice cicatrizzante per i tagli più grandi. Bruciate tutti i residui per prevenire malattie.




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