Il tappeto erboso è piacevole da vedere, ma la sua manutenzione richiede tempo, cure e, soprattutto, molta acqua. Con estati sempre più siccitose, è arrivato il momento di adottare soluzioni più sostenibili e facili da gestire
Il prato classico, formato da microterme come loietto e festuca , richiede manutenzione costante e irrigazioni abbondanti. In un’epoca di estati siccitose, è però possibile optare per soluzioni più sostenibili e facili da gestire.
Una prima alternativa sono le macroterme (Cynodon dactylon o Zoysia tenuifolia), resistenti al calore e con radici profonde. Richiedono meno sfalci e sono quasi indistruttibili, pur ingiallendo durante il riposo vegetativo invernale.
Il prato rustico punta invece sulla biodiversità spontanea, popolata da trifoglio, gramigna e fiori di campo. È una scelta resiliente che necessita di poca acqua e difficilmente si ammala.
Zoysia tenuifolia è fitto e di un verde intenso in estate (a sinistra), mentre in inverno entra in riposo vegetativo assumendo un colore spento (a destra), per poi rinverdire nuovamente con l’arrivo della primavera
A sinistra, un prato di Lippia nodiflora Canescens in primavera-estate si riempie di fiorellini bianchi che, insieme alle piccole foglioline, creano un tappeto dalla texture leggera e raffinata. A destra, lo stesso prato durante un inverno molto freddo
L’articolo completo è stato pubblicato sul numero 1/2026 di Vita in Campagna








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