Il rapporto Istat 2025 conferma la tenuta della popolazione nazionale, ma i dati territoriali raccontano un'altra storia: borghi e campagne continuano a perdere abitanti, nascite e servizi
I dati Istat sulla demografia italiana del 2025 fotografano un Paese che regge — appena — grazie all’apporto dei migranti stranieri. Ma dietro la stabilità della cifra totale (quasi 59 milioni di residenti) si nasconde una geografia del declino che colpisce soprattutto le aree rurali e interne del Paese.
Il saldo naturale è pesantemente negativo: 355mila nati contro 652mila decessi. A salvare i conti è il saldo migratorio con l’estero, pari a +296mila unità. Ma questa compensazione non è distribuita in modo uniforme sul territorio. I nuovi residenti stranieri si concentrano al Nord (il 58% del totale) e nelle aree urbane più dinamiche. Campagne e borghi dell’entroterra non beneficiano di questi flussi in misura proporzionale.
Il divario tra Nord e Mezzogiorno si allarga. Al Nord la popolazione cresce (+2,2 per mille), nel Mezzogiorno continua a calare (-3,1 per mille). Basilicata (-9,0 per mille), Molise (-6,5) e Sardegna (-5,1) sono le regioni più colpite: non a caso coincidono in larga misura con i territori a più alta densità di aree interne e rurali classificate come “periferiche” o “ultraperiferiche” dalla Strategia Nazionale per le Aree Interne.
La denatalità è un dramma che nelle campagne si sente con ancora più forza. Il tasso di fecondità scende a 1,14 figli per donna a livello nazionale, ma la Sardegna raggiunge il minimo storico di 0,85 — sotto l’unità per il sesto anno consecutivo. Meno nascite significano scuole che chiudono, servizi che si contraggono, comunità che invecchiano senza ricambio generazionale.
La mobilità interna aggrava ulteriormente il quadro. Nel 2025 oltre 1,4 milioni di persone hanno cambiato comune di residenza, con un saldo fortemente positivo per il Nord e negativo per il Mezzogiorno (-45mila unità). Basilicata (-5,5 per mille), Calabria (-3,8) e Molise (-3,3) perdono residenti anche per trasferimento interno: giovani e famiglie che lasciano i paesi per città più grandi o regioni settentrionali.
I numeri Istat non sono una sorpresa per chi vive o lavora nelle aree interne. Sono la conferma di ciò che si vede ogni giorno: case disabitate, attività commerciali chiuse, medici di base sempre più rari.




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