Apicoltura, l’importanza dei piccoli apiari

Alessandro Pistoia Apicoltura Beekeeping Beekeeper
la Redazione
30 gennaio 2017

Chi intende realizzare un'apicoltura di qualità è anche un custode: assiste, accudisce, accompagna, coltiva la «comunità» delle api presente nel suo apiario, ed è un ruolo molto importante

Oggi solamente le colonie di api allevate (Apis mellifera), e quindi sottoposte al controllo degli apicoltori, sopravvivono, mentre sono praticamente sparite (almeno in Europa) le api selvatiche. Questo fenomeno ha portato alla quasi totale scomparsa degli alveari in natura, con grave perdita del patrimonio genetico e gravi ripercussioni sul servizio di impollinazione della flora spontanea e coltivata. Ma anche l’ape allevata non sta passando un buon periodo.

L’apicoltore aiuta le api con interventi appropriati di tecnica apistica ad alleviare i danni provocati dalle calamità e dalle patologie, andando incontro alle loro esigenze di nutrizione con l’impianto o la semina di piante utili per la raccolta di nettare, polline e propoli, offrendo loro fonti d’acqua non inquinata per il necessario approvvigionamento idrico delle colonie e la crescita delle famiglie.

Per queste ragioni una maggiore attenzione nei confronti dell’ape è oggi improcrastinabile. Un aspetto non ancora considerato in maniera appropriata è quello relativo al ruolo dell’ape mellifera per il mantenimento degli equilibri naturali, ruolo che risulterebbe tanto più efficace quanto più l’allevamento dell’ape fosse diffuso sul territorio. Come ha anche affermato il professor Paolo Fontana, della Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige (Trento), dal punto di vista ecologico è molto più efficace una rete diffusa di piccoli gruppi di alveari (con distanze di 1-2 km) piuttosto che soli assembramenti in apiari più numerosi, adatti prevalentemente ai fini produttivi.

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